12 SETTEMBRE 2020 BOLOGNA: ASSEMBLEA NAZIONALE OPERATRICI OPERATORI SOCIALI

  • August 7, 2020 14:34

Nella seconda settimana di giugno, operatori e operatrici sociali del servizio scolastico, dell’assistenza domiciliare, dei centri diurni, dei tanti servizi alla persona, hanno riempito le piazze di molte città. Da Milano a Roma passando per Rimini, Bologna, Parma, siamo scesi in piazza in momenti diversi ma con rivendicazioni comuni: certezza di un reddito, dignità e sicurezza sul lavoro, qualità dei servizi. La mobilitazione è stata il frutto di un percorso di confronto avviato già prima dell’emergenza e che vogliamo estendere in ogni angolo del paese.
Abbiamo fatto sentire le nostre voci per denunciare lo stato di abbandono in cui versa il sistema di assistenza e cura sociale nelle mani del terzo settore e che già prima del lockdown aveva mostrato tutte le sue crepe. Da anni, infatti, denunciamo la sua inefficacia e iniquità nel silenzio assordante delle pubbliche amministrazioni e degli enti che lo gestiscono. Ci siamo rivolti agli enti locali sottolineando il fallimento dell’esternalizzazione dei servizi che con i bandi al massimo ribasso, le retribuzioni ridotte al limite della povertà, la mancanza di sicurezza producono soltanto servizi scadenti incapaci di farsi carico delle persone che necessitano sostegno.
In molti casi, la legge definisce i servizi in cui lavoriamo essenziali. Eppure il servizio scolastico, i centri diurni per anziani o per disabili sono stati chiusi per l’emergenza covid-19 e, nonostante l’intervento legislativo del governo (scritto male e non imperativo), dell’Anci e di alcune regioni, bambini e bambine, ragazzi e ragazze, anziani ed anziane sono stati lasciati soli, mentre gli educatori e le educatrici sono rimasti senza reddito o a ricevere ammortizzatori sociali scandalosi. In tutte le piazze abbiamo chiesto l’apertura di percorsi di internalizzazione dei servizi perché solo in questo modo si possono stabilizzare le nostre vite, dare dignità ai nostri redditi e fornire servizi adeguati.
Questi primi passi di risveglio dei lavoratori e delle lavoratrici del terzo settore sono importanti e non possono essere dispersi. Riteniamo necessario continuare a costruire momenti di confronto e coinvolgimento mettendoci al lavoro per realizzare, il 12 settembre a Bologna, un incontro nazionale aperto.
Una giornata di confronto e di scambio per immaginare le mobilitazioni necessarie nel prossimo futuro. Per il nostro reddito, la nostra dignità professionale e un sistema di presa in cura reale.
RETE INTERSINDACALE E RETE NAZIONALE OPERATRICI OPERATORI SOCIALI

  • May 7, 2020 09:08

VADEMECUM salute e sicurezza

  • April 27, 2020 19:31

Nell’Italia del Covid-19, degli “eroi” in corsia e della scoperta da parte degli Italiani dei tagli traumatici che la politica, in tutte le sue espressioni, negli ultimi 30 anni ha praticato in tutti i servizi pubblici, Sanità in primis, esiste un settore, che è cresciuto in modo considerevole. Esistono circa 340 mila istituzioni non profit, oltre 5 milioni di volontari e 788 mila dipendenti, da meritare un capitolo a parte nella leggenda della economia: il Terzo Settore. Questa area del sistema di protezione sociale, sin dal primo DPCM, è stata investita dal governo, del ruolo di gestore dei servizi essenziali e re-inventore di servizi alternativi a distanza per i servizi sospesi, come scuole, centri diurni anziani ed Handicap. Tali servizi sono considerati talmente essenziali che vengono trattati differentemente da regione a regione. Gli operatori vengono pagati tra i 5 ed i 10 euro l’ora, lordi, e i servizi si assegnano attraverso i bandi che, a proposito di essenzialità, in caso di mancata disponibilità di fondi da parte degli enti, possono prevederne la chiusura. Le lavoratrici e i lavoratori in questione, da anni, lottano per segnalare tali condizioni di lavoro non dignitose, rese ancora più complesse, dall’emergenza Covid-19. L’emergenza ha portato alla luce, non ancora sui mass media, se non per casi di cronaca, le difficili condizioni nelle quali siamo costretti ad eseguire la nostra attività lavorativa. Con la mancanza di Dvr adeguati, i rischi a cui siamo esposti sono: l’assenza di politiche di prevenzione, limitate condizioni di sicurezza, fornitura di Dpi spesso inidonei, scarsità di formazione ed addestramento, se non a macchia di leopardo, in base alle capacità dei lavoratori e delle lavoratrici di imporne l’organizzazione. Per questo, come rete intersindacale e rete nazionale educatori ed educatrici, proviamo a dare e a darci 6 pratici consigli per lavorare in SICUREZZA. 

VADEMECUM PER OPERATORI SOCIALI – 

  1. Di chi è la responsabilità della salute e della sicurezza sul posto di lavoro? 

La responsabilità del rispetto delle norme, di salute e sicurezza, negli ambienti di lavoro, in primo luogo spetta al datore di lavoro, come previsto dal testo unico 81/08 e successive modificazioni. Il datore di lavoro tramite la stesura del DVR, il documento di valutazione dei rischi, deve valutare i fattori di rischio, elencare le forme di prevenzione, formazione,addestramento ed in ultimo anche i Dpi che mette a disposizione dei lavoratori e delle lavoratrici per svolgere le mansioni. Nomina il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione che aiuta il Datore di Lavoro nel coordinare il servizio di prevenzione e protezione. Alla figura del preposto spetta segnalare tempestivamente al datore di lavoro (o al dirigente) le deficienze dei mezzi, delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, così come ogni condizione di pericolo che si verifichi durante l’attività lavorativa. Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza deve segnalare immediatamente le deficienze dei mezzi e dei dispositivi, l’utilizzare corretto delle attrezzature di lavoro, qualsiasi eventuale condizione di pericolo grave e incombente di cui sia venuto direttamente a conoscenza o di cui abbia ricevuto notizie dai colleghi. In quanto

RLS deve adoperarsi anche direttamente, in caso di urgenza, sempre nell’ambito delle proprie competenze e possibilità, alla sua eliminazione o riduzione.

  1. Chi mi deve fornire i DPI adeguati allo svolgimento della prestazione? 

Guanti, mascherine, copri-scarpe, camici e tutti gli altri DPI, conformi alle disposizioni vigenti nei protocolli, devono essere forniti dal datore di lavoro in quanto responsabile della sicurezza nei luoghi di lavoro che deve mettere a disposizione anche le strategie preventive (sanificazione, interventi concordati per mantenere la distanza sociale).

  1. Cosa mi comporto se non mi vengono forniti DPI idonei o mi trovo in situazione di 

pericolo? Faccio riferimento alle indicazioni aziendali riguardanti la gestione delle emergenze. Sapendo che posso abbandonare il luogo di lavoro (art. 2 della L. 146/90,Possibilità di indire uno sciopero senza preavviso e L. 81/08 Art 44) per un pericolo grave,immediato e non evitabile. Su i Dispositivi di Protezione Individuale posso fare segnalazione formale al RLS (Rappresentante Lavoratori sulla Sicurezza) aziendale e al RSPP ( Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione). Nel caso l’RLS non risponda in modo soddisfacente o non sia presente nella mia azienda, posso contattare l’RLST (Rappresentante Lavoratori sulla Sicurezza Territoriale), in caso di mancate o inefficaci risposte, mi rivolgo agli uffici dell’ASL di competenza,Spresal (Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro). In ogni azienda, i lavoratori e le lavoratrici, possono eleggere i propri rappresentanti Rls; in caso non fossero presenti in azienda ci si può rivolgere al rappresentante dei lavoratori territoriale. Per cui in caso di dubbi o per una domanda specifica, rivolgersi agli Rls aziendali o eventualmente a quelli territoriali.

  1. Come mi comporto se percepisco cambiamenti delle condizioni di salute dell’utente o 

delle persone conviventi? Eventuali condizioni di pericolo immediato devono essere segnalate subito all’azienda, allontanandosi dal luogo di lavoro e nel caso di mancata osservanza delle leggi, denunciato a tutte le autorità competenti, evidenziando la mancata tutela della salute e della sicurezza e delle normative italiane ed europee (D. Lgs. 81 2008, art. 2087 codice civile e in applicazione Direttive Ue);

  1. Come gestisco le comunicazioni, anche improvvise, col mio datore di lavoro? 

Nel caso di una comunicazione urgente, in primo luogo si comunica telefonicamente. Nel caso di assenza di una risposta si procede in forma scritta tramite mail o fax. Questa è un’indicazione generale che vale sempre e a maggior ragione durante l’attuale emergenza, come strumento di ulteriore tutela se si dovessero verificare successive controversie tra me e il datore di lavoro.

Rete Intersindacale e Rete Nazionale Operatori e Operatrici Sociali –

100% DIGNITA’ 100% SALUTE 100% SALARIO

  • April 27, 2020 19:21

SERVIZI SOCIALI ESTERNALIZZATI: Vogliamo il 100% di Dignità, Salute e Salario

E così siamo arrivati alla fine di questo strano e drammatico mese di marzo. Il pensiero immediatamente va alle migliaia di persone che hanno perso la vita e ai milioni che la stanno vedendo messa a rischio per motivi di salute in primis, ma non solo, come sappiamo sulla nostra pelle. Il presente è nebuloso e il futuro è incerto. Per questo oggi più che mai avremmo bisogno di certezze. Come lavoratori e lavoratrici del sociale esternalizzati abbiamo ben presente cosa significa prendersi cura delle persone e sappiamo bene il valore del sostegno e dell’aiuto.

Ma conosciamo altrettanto bene anche la difficoltà della precarietà della vita e del lavoro. Fin dall’inizio di questa emergenza sosteniamo che le conseguenze dell’attuale pandemia non devono colpire né quei lavoratori che dispongono di minori tutele e il cui reddito è, purtroppo, indissolubilmente legato all’erogazione delle prestazioni, né le persone che in questo momento necessitano ancor più di relazioni di cura. Fra questi c’è sicuramente il personale impiegato, con qualunque tipo di rapporto lavorativo: autonomo, atipico o dipendente, in ogni caso esternalizzato, nei servizi socio-educativi e socio-sanitari, nelle attività di integrazione scolastica, educativa domiciliare, centri diurni. Il presupposto da cui partiamo è che ai lavoratori e alle lavoratrici esternalizzati, siano riconosciute le ore lavorative non espletate o non espletabili per causa di forza maggiore, nello specifico dalla sospensione delle attività didattiche ed educative “in presenza”, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati ai sensi dell’art. 3, comma 1, del d.l. n. 6/2020.

Allo stato attuale delle cose, il Governo invece di garantire la tutela della salute pubblica e un reddito a chi al momento non ce l’ha – e siamo in tantissimi – dimostra il proprio asservimento alla logica padronale di Confindustria e dei suoi partners, costringendo ancora moltissime persone, anche nelle zone più colpite da questa emergenza sanitaria, ad andare a lavorare per non fermare i profitti di pochi, condannando lavoratrici e lavoratori a diventare veicolo di contagio per sé, per gli altri, e per i propri cari. Anche nel nostro settore ancora troppi i Servizi definiti Essenziali, tenuti aperti da parte degli Enti Gestori nonostante l’assenza di protocolli di sicurezza e la scarsità di Dispositivi di Protezione Individuale, danno luogo a continui e documentati contagi fra utenti ed operatori. Siamo preoccupati inoltre per la situazione difficilissima in cui vertono le strutture residenziali dedicate all’accoglienza delle persone immigrate, alcune delle quali in sovraffollamento, spesso senza sufficienti tutele sia per gli ospiti che per gli operatori, così come le residenze per anziani e disabili che rischiano di diventare dei vespai di infezione. Anche in questi contesti i colleghi, oltre alla pericolosità per la propria salute e quella dei propri familiari che si somma alla preoccupazione di contagio tra gli utenti, si trovano a fare i conti con orari ovviamente decurtati e con la conseguente necessità di dover utilizzare ferie e permessi.

In questa situazione di disagio e difficoltà di tutte/i, in particolare della nostra utenza, vorremmo contribuire, continuando a lavorare, sempre nel rispetto delle leggi e dei regolamenti che delineano il nostro intervento, tessendo relazioni di cura, di sostegno, di mediazione e rete tra diversi enti, a partire da scuola e famiglia, per come questo ci sarà possibile. Questo è lo scopo del nostro lavoro, che sempre parte da una situazione reale di difficoltà. Anche per questo caso il nostro lavoro merita il 100%, non può essere misurato minuto per minuto, non può essere riparametrato come fossimo dei lavoratori a cottimo.

Quello che noi, come lavoratori e lavoratrici chiediamo, è l’applicazione, da parte degli enti di prossimità, senza nessuna eccezione, dell’articolo 48 del decreto Cura Italia che ha autorizzato gli enti locali all’erogazione dei fondi già messi a bilancio preventivo per le attività socio-educative e il mantenimento dei servizi al 100%. Gli enti appaltanti possono – non devono – pagare il 100%: se non lo faranno se ne assumeranno la responsabilità politica e sociale. Attualmente, al momento in cui stendiamo questo comunicato, quasi nessun Comune e Città metropolitane ha recepito il Decreto nella sua ratio, cioè impegnandosi a pagare il 100% del reddito delle lavoratrici e dei lavoratori, anche attraverso l’istituzione del telelavoro. È travisando completamente gli obiettivi e le modalità del lavoro educativo perciò che, laddove sono partite rimodulazioni dei Servizi in telelavoro, per la maggior parte dei casi sono stati stanziati monte ore dimezzati rispetto a quelli a bilancio. In alcuni casi abbiamo notizie che le ore vengano erogate a seconda dei minuti effettivi svolti dagli operatori che sono costretti a lunghe, meticolose ed umilianti rendicontazioni, gettando loro ancora una volta nella logica del lavoro a cottimo che noi rifiutiamo. Gli enti appaltanti devono riconoscere, insieme al monte ore totale per ciascun utente che seguiamo e per ogni ora dei servizi assegnati, anche il 100% della nostra dignità professionale. Dal momento che i comuni sono stati messi di fronte ad una possibilità e non ad un obbligo, in queste settimane si è creata una grande disomogeneità di reddito per i lavoratori e di servizi erogati per gli utenti, a seconda delle scelte dei Comuni italiani e delle Città Metropolitane, che adottano ogni volta disposizioni differenti tra loro. Siamo disponibili a svolgere, ove possibile, il nostro lavoro a distanza e chiediamo di investire le ore di non frontalità, che non riusciamo a fare, in corsi di formazione, in ore di programmazione e di confronto con i Servizi, e per questo crediamo sia necessario agire a livello governativo affinché diventi un obbligo per tutti gli enti gestori l’erogazione totale delle ore che si sarebbero svolte in una situazione di normalità senza differenziazioni e senza lasciare spazi ad altre interpretazioni.

Inoltre, il Decreto, ad un’analisi approfondita, allart. 48, sin dalla prima riga del primo comma, fa riferimento ai “servizi educativi e scolastici, di cui all’art 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65”. Quel Decreto Legislativo riguarda l’Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni”, cioè la scuola materna, e si occupa anche dell’integrazione scolastica, ma – ovviamente – solo in relazione a quel livello scolastico. Per effetto di quell’errore nella norma, gli enti appaltanti potrebbero rifiutarsi di impiegare i fondi di cui già dispongono per retribuire gli assistenti educativi, eccezion fatta solo per quelli che lavorano nella scuola materna. Ipotizziamo che la norma di riferimento dovesse essere per forza il Decreto Legislativo n. 66 del 13 aprile 2017, riguardante le “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità’”.

Per cui chiediamo la modifica immediata dell’articolo 48 del Decreto “Cura Italia”:

– che gli enti siano obbligati a procedere con il pagamento dei servizi educativi ed assistenziali, senza eccezioni.

– che le norme di riferimento siano 65 e 66 del 13 aprile 2017

Siamo consapevoli che la lotta continuerà. La sua buona riuscita dipende, anche, da come avremo la capacità di unirci su un piano nazionale per spingere le nostre rivendicazioni in ogni territorio, in ciascun Comune e che gli esiti dipenderanno moltissimo da come lavoratrici e lavoratori ci organizzeremo nelle Cooperative e nei territori; da come utilizzeremo gli strumenti sindacali, unendoci in organismi territoriali di lotta e di difesa dei diritti, della salute e della dignità, solidarizzando e valorizzando il protagonismo di ciascuna/o e rifiutando le logiche di delega.

Per questo co-firmiamo unitariamente questo Comunicato ed invitiamo altre realtà di educatori e altri Sindacati ad unirsi a noi.

CUB FIRENZE E PROVINCIA

CUB SANITA’ FIRENZE E PROVINCIA

CUB SANITA’ ROMA

SIAL COBAS

SOCIAL WORKERS

COMITATO ROMANO AEC

EDUCATORI UNITI CONTRO I TAGLI BOLOGNA

LA BOTTEGA DELLE LINGUE

ADL COBAS

SGB SINDACATO GENERALE DI BASE

EDUCATRICI E EDUCATORI DI BOLOGNA E PROVINCIA

EDUCATRICI E EDUCATORI DI RAVENNA

EDUCATRICI E EDUCATORI GENOVESI

COLLETTIVO EDUCATORI E OPERATORI DEL SOCIALE PARMA E PROVINCIA

RETE OPERATORI SOCIALI LA SPEZIA

ASSOCIAZIONE EDURADUNO

EDUCATORI E OPERATORI SOCIALI MONZA E BRIANZA CUB

COLLETTIVO EDUKI REGGIO EMILIA

ASSEMBLEA AUTOCONVOCATA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI DEL SOCIALE DI FIRENZE

RETE OPERATORI SOCIALI MILANO

OPERATORI SOCIALI MANTOVA

RETE EDUCATORI E EDUCATRICI RIMINI

EDUCATRICI EDUCATORI DEL VARESOTTO

CLAP-CAMERE DEL LAVORO AUTONOMO E PRECARIO

USI-CIT COOPERATIVE SOCIALI

INCONTRO NAZIONALE OPERATRICI e OPERATORI SOCIALI

  • February 2, 2020 18:09

Domenica 9 febbraio alle ore 10,00 presso Casa Bettola – Reggio Emilia

https://www.facebook.com/events/180841903134080/

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Mentre le istituzioni tagliano risorse al welfare nazionale, tramite le gare d’appalto nei settori dell’accoglienza, di servizi educativi e dell’assistenza alla persona, portando quindi al minino la qualità del servizio, da oltre due anni l’intersindacale Sial Cobas, Adl Cobas, assieme alla rete di educatori nazionale e i collettivi territoriali, hanno attivato un percorso partecipato, per migliorare le condizioni di lavoro nel terzo settore.

In questo percorso si sono ottenuti importanti risultati territoriali e forme di pressioni nazionali che hanno portato centrali cooperative e sindacati confederali a rinnovare il CCNL nel 2019 ormai scaduto da sette anni, tramite una piattaforma non costruita, ma neppure condivisa prima con le lavoratrici/ori del settore. È stato infatti all’occhio di tutte e tutti, durante le assemblee di presentazione del CCNL, come non ci sia stato alcun miglioramento, e come le richieste che da anni si portavano avanti quali il riconoscimento delle maggiorazioni degli straordinari, l’utilizzo della banca ore, l’eliminazione delle notti passive, giusto inquadramento [ecc.,], siano state accantonate o comunque demandate ad un livello di contrattazione territoriale, dove cooperative e confederali osteggiano la libertà sindacale accampando una maggiore rappresentatività, nonostante non abbiano alcun confronto democratico con i lavoratori e le lavoratrici del settore, o gli altri sindacati, per decidere sui contenuti contrattuali.

Per questi motivi dopo il rinnovo del CCNL abbiamo attivato assemblee aziendali e territoriali per costruire assieme un altro contratto possibile che rispecchi la dignità delle lavoratrici e allo stesso tempo la qualità dei servizi alla cittadinanza.
Ci siamo anche dotati di un modulo interattivo per condividere e modificare la piattaforma tramite web per raggiungere il maggior numero di lavoratrici/ori possibili (Puoi dare il tuo contributo utilizzando questo link https://forms.gle/Y3UwAYN1yGQUFr9Q7 entro il 7 febbraio 2020).

Domenica 9 febbraio a Reggio Emilia nella mattinata presenteremo e discuteremo i risultati finali della consultazione sulla piattaforma, per procedere, una volta approvata, a mandare la proposta alle centrali cooperative con l’obiettivo di evitare che passino altri 7 anni per prossimo rinnovo del contratto nazionale, tenendola comunque come punto di riferimento per le vertenze aziendali e territoriali.
Un altro punto che affronteremo nella mattina di domenica sarà il rinnovo del contratto UNEBA e le similitudini con il CCNL cooperative sociali, per cominciare un percorso verso un unico contratto collettivo per il settore e ricomporre quella frammentazione che dall’inizio dell’esternalizzazione dei servizi ad oggi non accenna a fermarsi.
Nel pomeriggio affronteremo le varie vertenze e conquiste territoriali, mettendo in comune i percorsi in essere, le difficoltà e le prospettive, individuando momenti di mobilitazioni comuni e favorire tramite la messa in comune di bisogni e competenze un percorso che possa essere aggregante ed in grado di migliorare le condizioni lavorative, avere parola nei territori sui servizi che si riducono sempre più a mera assistenza e precarietà selvaggia del lavoro.

Per questi motivi invitiamo tutte e tutti domenica 9 febbraio alle ore 10,00 presso Casa Bettola per organizzarci e informarci sul futuro del nostro lavoro ed il futuro del welfare nei territori e a livello nazionale.

Contratto cooperative sociali: SI VOTA ANCHE ON LINE

  • December 7, 2019 10:06

E’ in corso una consultazione on line attraverso google moduli (link: https://forms.gle/Y3UwAYN1yGQUFr9Q7 ) tra i lavoratori delle cooperative sociali (350mila) per contribuire e decidere sui contenuti del rinnovo del contratto (in scadenza il 31 dicembre 2019 e disdettato a luglio scorso).

La Intersindacale (ADL-Cobas e SIAL-Cobas) e la Renos (Rete Nazionale Operatori Sociali) hanno indetto sui territori della Lombardia e della Emilia Romagna riunioni, assemblee e, vista anche la frammentazione e la poca sindacalizzazione del settore una consultazione online che ha visto finora partecipanti da diverse regioni e si concluderà entro la fine dell’anno.

Alle lavoratrici e lavoratori del settore si dà la possibilità di votare e di organizzarsi con l’obiettivo di migliorare le loro condizioni e quelle dei servizi (ad esempio: assistenza scolastica, assistenza sanitaria, ecc.). I servizi pubblici tradizionali e quelli di nuova necessità, complice il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, vengono sempre più svolti da lavoratori con contratti nazionali che sembrano “sottocontratti”: la paga di un lavoratore degli Enti Locali è di oltre 11 euro; quella di un educatore al livello D1 è di poco più di euro 8,50 comunque al disotto dei 9 euro del cosiddetto salario minimo in discussione in parlamento.

La proposta in discussione è incentrata perciò su forti adeguamenti salariali, la riduzione da 38 a 36 ore settimanali, un aumento delle ore indirette di preparazione per la gestione dei casi individuali e l’inserimento di norme come la maternità pagata al 100%, miglioramento del trattamento di malattia e interventi sulla sicurezza che consentiranno di migliorare gli ambienti dove si lavora (in genere di proprietà pubblica) e ridurre incidenti e difficoltà oggi presenti. Ridurre la precarietà trasformando la metà dei tempi determinati a tempo indeterminato; eliminare l’apprendistato per i livelli bassi e ridurre i tempi del 50% per la assunzione a tempo indeterminato. Definizione di normative per le notti passive e per la banca ore. Inoltre un premio territoriale del valore almeno di quello dei metalmeccanici (485 euro annui e richiesti 700).

Nel settore da anni tramite la Renos erano in corso verifiche sulle condizioni di lavoro e sono state elaborate proposte di intervento e di resistenza al peggioramento delle condizioni di lavoro. Le riunioni intersindacali aperte sono servite a stendere una ipotesi di piattaforma che ora è al voto dei lavoratori.

Il contratto in scadenza è stato rinnovato nel marzo 2019 con 7 anni di ritardo con soli 300 euro di arretrati e aumenti scaglionati di 85 euro medi.

Le poche assemblee fatte dai sindacati firmatari hanno visto molte contestazioni sia sul fronte economico che su quello dei molti problemi irrisolti e o rinviata ad altri tavoli (regionali e provinciali). Non risultano assemblee né verifiche con lavoratori da parte di Cgil, Cisl e Uil del settore per preparare il contratto scaduto.

I sindacati ADL-Cobas e SIAL-Cobas con la proposta di una azione Intersindacale hanno promosso assemblee e incontri territoriali e sono intenzionati ad andare avanti per incidere sulle condizioni di lavoro in questo settore.

Sono state promosse mobilitazioni a Reggio Emilia, Rimini, Bologna davanti alla regione e alla Legacoop e a Milano con presidi e incontri con Confcooperative e Legacoop durante gli scioperi dell’8 marzo, del 2018 e 2019.

Ora la parola a lavoratori e lavoratrici con il voto on line.

lì, 02-12-2019

Intersindacale Educatori – Sial Cobas ADL Cobas

info e contatti: intersindacale.educatori@gmail.com;

fb: ADL COBAS EMILIA ROMAGNA https://www.facebook.com/adlcobas.er/  

SIAL COBAS https://www.facebook.com/sialcobas/

#unaltrocontrattoèpossibile. COSA PUOI FARE?

  • December 1, 2019 15:17

“Piattaforma alternativa C.C.N.L. Cooperative Sociali”. Innanzitutto grazie per aver partecipato, la condivisione con più colleghi possibili per noi è particolarmente preziosa per verificare ed arricchire il percorso svolto finora come Intersindacale Educatori (ADL Cobas, Sial Cobas), condiviso con la Rete Nazionale Operatori Sociali.
Ti scriviamo perché vogliamo mettere a disposizione gli strumenti che abbiamo per far crescere consapevolezza nel nostro settore e diffondere in più luoghi possibili ciò che abbiamo iniziato a sperimentare.
Organizzarsi dal basso, con colleghe e colleghi, provando ad unirsi in solidarietà per difendere i propri diritti, a partire da chi è più svantaggiato: tutto questo è possibile e dipende solo da noi. La logica rinunciataria e di delega non ci porta da nessuna parte: possiamo essere tutte e tutti, in prima persona, attrici ed attori di un cambiamento.


Cosa puoi fare? Qualche consiglio/ proposta
– 
Resta in contatto con noi: puoi conoscere le iniziative locali, nazionali e contattare altri colleghi della tua città.

– Organizzati nella tua Cooperativa: con ADL COBAS o SIAL COBAS puoi lanciare un’Assemblea Sindacale con colleghe e colleghi, puoi iscriverti ad un Sindacato che ti sosterrà radicalmente nelle lotte e nelle vertenze.
La piattaforma sortita dal sondaggio sarà motivo di discussione e pressione anche nei singoli posti di lavoro oltre che sul piano nazionale.
Potete, insieme, votare una rappresentanza RSA (Rappresentante Sindacale Aziendale).

– Organizzati nella tua città: con collettivi e Assemblee territoriali (in rete con altre di altre città) che possano unire più realtà di lavoratrici e lavoratori organizzati e/o autorganizzati e trattare di temi territoriali come ad esempio bandi, appalti.


– Sei un RLS? (Rappresentante Lavoratori della Sicurezza) Oppure 
ti piacerebbe difendere i diritti tuoi e dei tuoi colleghi sui temi della salute e della sicurezza?
Informati su quando scade il mandato degli RLS e valuta la possibilità di candidarti, abbiamo un percorso avviato in questo senso e possiamo sostenerti.

Partecipa alla skype collettiva di metà dicembre (indicativamente il 17, data da confermare con una prossima mail) e mettiti in rete con noi. Fatti vivo se sei interessato!!

Vogliamo organizzare insieme a te e al maggior numero di lavoratrici e lavoratori un’alternativa a questo contratto, che rimetta al centro la nostra dignità insieme a quella dei nostri utenti.
Per farlo abbiamo bisogno di tutte e tutti.
———————————————————————————

Non esitare a contattarci

intersindacale.educatori@gmail.com 

fb:

ADL COBAS EMILIA ROMAGNA https://www.facebook.com/adlcobas.er/  

SIAL COBAS https://www.facebook.com/sialcobas/

RETE NAZIONALE OPERATORI SOCIALI https://www.facebook.com/reteoperatorilsociale/

 

 

sondaggio #UNALTROCONTRATTOE’POSSIBILE

  • November 25, 2019 22:30

 

 

L'immagine può contenere: testo

 

Lavori per una cooperativa Sociale?
Sei un’operatrice o un operatore sociale?
Sei scontenta/o delle tue condizioni contrattuali?
Sei rimasto delusa/o dall’ultimo rinnovo?
Costruiamo insieme un altro contratto!

Clicca qui ——–>>>> https://forms.gle/Y3UwAYN1yGQUFr9Q7

Partecipa online all’elaborazione di una piattaforma alternativa il più diffusa possibile, dove a decidere siano lavoratrici e lavoratori.

Hai tempo fino al 31 dicembre, per compilarla, condividerla, girarla via fb o whatsapp alle tue colleghe e ai tuoi colleghi; dopo di che raccoglieremo i dati e i suggerimenti per stilare una piattaforma definitiva.
Può essere un’occasione davvero importante: se vogliamo migliorare le nostre condizioni ci rendiamo tutte/i promotrici e promotori di un’alternativa credibile.
Se vuoi costruire un’assemblea nel tuo posto di lavoro o nella tua città, non esitare a contattarci.

Intersindacale Educatori (Sial Cobas e ADL Cobas)
Rete Nazionale Operatori Sociali

SCIOPERO 25 OTTOBRE

  • October 22, 2019 16:57

25 OTTOBRE: SCIOPERO

#UNALTROCONTRATTOE’POSSIBILE

A tutte le operatrici e gli operatori sociali, mobilitiamoci per i nostri diritti e sentiamoci protagoniste/i di un possibile miglioramento dei servizi e delle nostre condizioni di lavoro.

mobilitazione regionale A MILANO:

appuntamento 9:30 in Cairoli e ALLE 12:00 sotto la sede di Confcooperative (via Fabio Filzi, 17)

C’è chi continua a voler risparmiare sulle nostre teste e su quelle degli utenti, c’è chi ci vuole titolati ma non pensa alla salvaguardia dei posti di lavoro, c’è chi distrugge un intero settore professionale, con due decreti razzisti, c’è chi firma un nuovo contratto nazionale senza risolvere nessuno dei temi caldi emersi da lavoratrici e lavoratori negli ultimi mesi, c’è chi vorrebbe rinnovare il contratto Uneba a parità di costi, senza nulla aggiungere, ma solo rimaneggiando gli stessi soldi, ad esempio, cancellando la 14esima mensilità, già penalizzata come salario di ingresso.

Noi possiamo reagire a tutto questo e costruire un percorso alternativo!

Leale, antiburocratico, trasparente, solidale, rispettoso ed accogliente.

L’anno scorso ad ottobre – dopo il corteo – andammo alle sedi di Confcooperative e LegaCoop a portare la piattaforma alternativa scritta da decine di lavoratori di diverse città; il contratto non era ancora stato rinnovato, le nostre istanze vennero ascoltate ma non divennero fatti; il nuovo contratto ne è la prova. Ci dissero che eravamo “poco rappresentativi”. In questi dodici mesi la Rete Intersindacale Educatori e la Rete Nazionale Operatori Sociali hanno continuato a costruire organizzazione e a lavorare su quella piattaforma, condividendola con lavoratori e lavoratrici del settore. A luglio ADL COBAS, ADL VARESE E PROVINCIA, COBAS Sanità Università e Ricerca e SIAL-Cobas hanno mandato ai firmatari disdetta dell’attuale contratto, approvato a giugno e in scadenza a dicembre 2019. Non aspettiamo altri 7 anni di proroga dalla scadenza per costruire un processo di ri-contrattazione! La forza per sostenere questa proposta alternativa dipende dalla nostra volontà e capacità di mobilitarci e organizzarci.

  • La battaglia è per un contratto unico di categoria con riferimento a quello del pubblico impiego: lavoriamo per un servizio pubblico e vogliamo un salario come nel pubblico.

  • Costruiamo assemblee dentro e fuori i luoghi di lavoro per discutere del prossimo rinnovo del contratto nazionale: salario, banca ore, notti passive, salute e sicurezza e altri temi al centro del dibattito (12 ore all’anno di assemblee retribuite).

  • Conquistiamoci i diritti sindacali che ci spettano. Le cooperative sociali che vantano una democrazia interna dovrebbero dimostrarlo anche nell’atteggiamento verso chi si organizza sindacalmente, senza discriminazioni.

Contattaci! intersindacale.educatori@gmail.com

Rete Intersindacale Educatori e Rete Nazionale Operatori Sociali


Verso il 25 ottobre e oltre per i diritti del lavoro sociale

COSTRUIAMO I COMITATI PER IL NO AL CCNL COOP SOCIALI

  • April 13, 2019 13:36

RESPINGIAMO IN OGNI TERRITORIO L’IPOTESI D’ACCORDO NELLE ASSEMBLEE CONSULTIVE

Un altro contratto è necessario e possibile solo se sono i lavoratori e le lavoratrici a proporlo

L’ipotesi di CCNL Coop Sociali sottoscritta lo scorso marzo è la certificazione definitiva della subordinazione di Cgil Cisl e Uil alle esigenze delle Centrali Cooperative di comprimere diritti e salario per i lavoratori e le lavoratrici del welfare.

È palese che il rinnovo di un contratto nazionale, non rinnovato da più di 6 anni, non può passare semplicemente con un aumento di 80 € spalmati in un anno, neanche del tutto sicuri visti gli accordi di gradualità che non assicurano la totale applicazione degli stessi e una tantum di 300€ per i mesi di vacanza contrattuale.

Come non passa inosservato il rimando a livelli territoriali della definizione di BancaOre, del premio di risultato, delle notti passive del tempo di vestizione e della definizione dei servizi essenziali e le deroghe peggiorative sui tempi determinati e il recepimento totale del Jobs Act, mentre, per quanto riguarda gli inquadramenti, troviamo gli operatori/trici dell’accoglienza inquadrati al livello C1, e l’individuazione di nuovi profili di inquadramento a discrezione delle aziende.

Se non bastasse, CGIL CISL e UIL richiedono, a tutti i lavoratori, iscritti e non, di corrispondere il prezzo come “Contributo di Servizio Contrattuale” per il “lavoro” svolto.

Salta subito agli occhi come questo rinnovo non guardi al volere delle lavoratrici e dei lavoratori, che da anni stanno chiedendo un riconoscimento degno per il proprio lavoro svolto, più garanzie e un salario giusto.

È ora di alzare la voce e difendere gli interessi di chi opera nel sociale e nei servizi di welfare, di urlare a gran voce che le organizzazioni sindacali che hanno firmato questa pre-intesa non ci rappresentano!

Facciamo appello a tutte le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative sociali, alle organizzazioni sindacali di base e conflittuali, ai collettivi ed ai coordinamenti di operatrici/ori sociali, a costruire in ogni territorio i

COMITATI PER IL NO AL CCNL COOP SOCIALI e di VOTARE NO ALLA PRE-INTESA DI RINNOVO CCNL COOP SOCIALI.

Entro poche settimane, infatti, i sindacati firmatari dovranno procedere all’indizione di assemblee referendarie per confermare l’ipotesi sottoscritta ed arrivare alla firma definitiva del contratto.

75 mesi senza contratto, una trattativa portata avanti senza alcun mandato dai 350.000 lavoratori del settore, nessun recepimento delle istanze di base segnalate dalle assemblee di chi nei servizi ci lavora con sangue e sudore, spesso in maniera precaria, con sospensioni retributive e quasi sempre senza riuscire ad arrivare alla fine del mese, non possono passare senza che rimandiamo ai mittenti la responsabilità di questo disastro.

COSTRUIAMO DEMOCRAZIA, ORGANIZZIAMO IL DISSENSO E LA RIVENDICAZIONE DEI NOSTRI DIRITTI VOTIAMO NO AL CONTRATTO TRUFFA!

Lavoratrici e lavoratori delle Cooperative Sociali

L'immagine può contenere: testo

Sial Cobas- ADL Cobas: rinnovo CCNL cooperative sociali, un contratto che lascia l’amaro in bocca!

 

Gepostet von CUB Cuneo e Provincia am Sonntag, 31. März 2019

https://coopsociali.usb.it/index.php?id=20&tx_ttnews[tt_news]=108606&cHash=3de760117a&MP=63-673

PIATTAFORMA aggiornata_marzo 2019

  • March 17, 2019 12:20

PIATTAFORMA RIVENDICATIVA

RETE NAZIONALE OPERATORI SOCIALI E RETE INTERSINDACALE

retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org

FB Rete Nazionale Operatori Sociali

intersindacale.educatori@gmail.com

  1. LEGGE EX-IORI-BINETTI”

(7 articoli, dal 594 al 601, presenti nella legge di Bilancio 205 ed entrata in vigore il 1.01.2018)

  1. Il COSTO del CORSO per acquisire il titolo di Educatore Professionale (non equipollente alla laurea in scienze dell’educazione) NON DEVE RICADERE sulle lavoratrici e i lavoratori. Vedi Art. 597 che tra le altre cose dice “le cui spese sono poste integralmente a carico dei frequentanti”.

    1. Possibili sotto – obiettivi: I lavoratori che frequenteranno il corso intensivo possono accedere alle agevolazioni previste dal Diritto allo Studio;

    2. Possibili interlocutori: Regioni. Quest’ultime dovranno poi proporsi come mediatori tra Lavoratori, Università, LegaCoop e Confcooperative al fine di trovare una possibile soluzione che riduca o annulli i costi del percorso formativo.

  1. Le Università, i Servizi, gli Enti del Terzo Settore, le Cooperative si organizzino affinché la riqualifica di migliaia di lavoratrici e lavoratori avvenga attraverso la FORMAZIONE SVOLTA in orario di lavoro.

  1. RICONOSCIMENTO e CONTEGGIO della formazione e dei titoli che negli anni di studio e di lavoro ciascuno/a ha sostenuto. L’applicazione delle norme transitorie porti a stabilire una più specifica compensazione formativa in numero di crediti da 0 a 60, secondo i propri curricula formativi.

  1. RICONOSCIMENTO e CONTEGGIO di CFU ACQUISITI in ALTRI percorsi di LAUREA UMANISTICHE.

  1. RIVEDERE I PARAMETRI necessari ad ACQUISIRE il TITOLO di Educatore Professionale SENZA DOVER SEGUIRE IL CORSO

  1. Venga prevista per legge la necessità di una FORMAZIONE PERIODICA E CONTINUA su tematiche proposte dai lavoratori in base ai bisogni emersi, che venga certificata e riconosciuta in orario di lavoro.

  1. ELIMINAZIONE DELLA DIVISIONE TRA EDUCATORE SOCIO – PEDAGOGICO e SOCIO – SANITARIO, che rappresenta un’ulteriore frammentazione della categoria legata ad interessi lobbistici delle accademie che andrebbe sostituita con un percorso formativo unico e con pari possibilità di accesso al lavoro.

  1. C.C.N.L. COOPERATIVE SOCIALI E IN GENERALE SUI NUMEROSI CONTRATTI ESISTENTI PER LA CATEGORIA:

  1. AUMENTO PAGA BASE ORDINARIA.

  • un CONTRATTO UNICO DI CATEGORIA, con riferimento al migliore dei contratti esistenti ovvero quello del pubblico impiego (ENTI LOCALI) che considera full-time 36 ore settimanali;

  • un salario equiparato alla media dei salari italiani per ruoli professionali per i quali è richiesta la laurea.

  1. NO ABUSO DELLA BANCA ORE: Le ore straordinarie inserite in banca ore devono essere concordate dalle parti (coi lavoratori e le loro rappresentanze sindacali), in base alla effettiva flessibilità lavorativa e alle esigenze del Servizio e devono essere corrisposte le maggiorazioni delle ore straordinarie. La B.O. non deve essere legittimata come strumento per non retribuire le ore a straordinario, né per coprire gli ammanchi di lavoro non riconducibili al lavoratore stesso. In alternativa, dopo 6 mesi il lavoratore può decidere se farsi corrispondere in denaro il residuo della B.O. o usarla come riposo (B.O. Positiva). La B.O. Negativa non deve esistere, il lavoratore deve essere pagato per le ore indicate sul contratto e per le quali offre la propria disponibilità al lavoro. Non è possibile cambiare il monte ore in itinere, se non con firma consensuale di un contratto di lavoro differente dal precedente. Le assenze dell’utenza, il rischio d’impresa come il calo di ore di un appalto o di un servizio non possono ricadere sul lavoratore.

  1. MAGGIORI TUTELE E DIRITTI PER LA MATERNITA’: come già viene applicato in alcune tipologie di servizi, le operatrici che svolgono attività a diretto contatto con l’utenza a rischio fisico alto e a stress correlato per l’allattamento, hanno diritto ad un riconoscimento della maternità obbligatoria – per il periodo da inizio gravidanza fino al 7° mese del bambino (allattamento) – con retribuzione al 100% e maturazione delle ferie (D.Lgs 151/01, art. 7 + alleg. A – punto L). Per altri ambiti di lavoro/settore a rischio basso deve essere prevista invece la possibilità di cambio mansione temporanea (coincidente il periodo della maternità obbligatoria fino al 3°mese del bambino). Nonché al mantenimento del proprio posto di lavoro al rientro dalla maternità.

  1. RICONOSCIMENTO DELLA PROFESSIONE COME LAVORO USURANTE ai fini del riconoscimento di indennizzo economico e pensione anticipata (con riferimento ai protocolli di valutazione rischi e tipologia di lavoro notturno e con turnazione h24)

  1. RICONOSCIMENTO E AUMENTO DELLE ORE INDIRETTE (non frontali) per supervisioni pedagogiche e psicologiche, progettazione, monitoraggio, verifica dei progetti educativi, pianificazione degli interventi e riunioni d’equipe. Queste ore sono una parte fondamentale del lavoro degli operatori sociali e degli educatori, sia per la tutela della salute psico-fisica dell’operatore stesso, sia per garantire un lavoro di qualità con l’utenza e nello stesso tempo di crescita qualitativa dei Servizi nel loro complesso. Sono ore che devono essere garantite e retribuite sempre, con una pianificazione annuale, mensile e settimanale pari Nelle situazioni migliori, ad alto profilo qualitativo, corrispondono quasi ad 1/3 delle ore settimanali di lavoro.

  1. NO alle NOTTI PASSIVE. Tutte le ore, diurne o notturne, in cui il lavoratore/lavoratrice è sul luogo di lavoro, a disposizione del datore di lavoro e in condizioni di svolgere le proprie mansioni, sta lavorando e quindi va retribuito con maggiorazione notturna del 30%. – ART.1 L.66/2003

  1. AUMENTO DELLE TUTELE ASSICURATIVE E RIMBORSO CHILOMETRICO per USO MEZZO PROPRIO. L’uso dei propri mezzi di trasporto per garantire il funzionamento del Servizio e l’espletamento degli interventi educativi deve prevedere sempre un’assicurazione del mezzo, dell’operatore alla giuda e un rimborso chilometrico che riconosca l’usura del mezzo e il costo del carburante, come da Tabelle ACI. In caso di sinistro, con la propria auto, durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, l’aumento del premio assicurativo deve essere coperto dall’azienda.

  1. Gli spostamenti da una sede all’altra di lavoro, durante l’arco della giornata lavorativa, devono essere riconosciute come ore di lavoro e quindi tempo retribuito. Nelle situazioni migliori, ad alto profilo qualitativo, viene riconosciuto fino ad un’ora di spostamento tra una sede e l’altra.

  1. RICONOSCIMENTO ORE di 60 MINUTI per gli Educatori dell’integrazione scolastica anche laddove le ore di lezione durano 50 o 55 minuti.

  1. ELIMINAZIONE della sospensione dal LAVORO in caso di MALATTIA dell’utente per gli Educ. dell’Integrazione Scolastica. L’Educatore deve essere una figura professionale che lavora con la scuola e il suo monte ore settimanale deve essere usato sia per il lavoro con il minore certificato sia per il lavoro col gruppo classe/istituto scolastico con cui il minore convive. Nelle situazioni migliori, ad alto profilo qualitativo, viene riconosciuta la figura dell’educatore di plesso.

  1. ABOLIZIONE del contratto part-time ciclico verticale per coprire la sospensione di lavoro e di salario durante il periodo estivo per gli educatori che lavorano nell’integrazione scolastica. Continuità di lavoro e di salario per tutti i 12 mesi dell’anno. Stesura di appalti sull’intera annualità che comprenda il periodo scolastico e il periodo estivo e riconoscimento del lavoro estivo come tempo di verifica e progettazione.

  1. RICONOSCIMENTO DELLA 14°MA MENSILITA’, così come riconosciuto da altri CCNL di categoria (Uneba)

C. SETTORE ACCOGLIENZA

      1. Difesa dei posti di lavoro

      2. Difesa della dignità del nostro lavoro

      3. Difesa di un modello dignitoso di accoglienza

Questa è la sicurezza di cui abbiamo bisogno!

Mentre a seguito dell’entrata in vigore della legge 132/2018 Sicurezza e Immigrazione si cominciano ad avere numerose conseguenze negative, sia per le persone immigrate richiedenti asilo che per i lavoratori e lavoratrici impiegati nel settore dell’accoglienza:

  • aumento della clandestinità, con impossibilità all’accesso ai servizi anagrafici per i/le richiedenti asilo

  • revoca della protezione internazionale per alcuni reati quali lo spaccio e la resistenza a pubblico ufficiale

  • interruzione dei percorsi di integrazione

  • ridimensionamento e snaturamento dello SPRAR (il sistema di accoglienza diffusa)

  • regolamentazione per l’uso del taser

  • DASPO urbano esteso ai presidi sanitari

  • multe elevatissime per i cosiddetti “parcheggiatori abusivi”

  • sanzioni penali per chi occupa immobili abbandonati e per chi opera blocchi stradali.

Per chi lavora all’interno del terzo settore e specificatamente nel sistema di accoglienza, le conseguenze saranno ancora più drastiche: è in gioco infatti la perdita del posto di lavoro e la professionalità che ha caratterizzato questo settore, relativamente al taglio di risorse per l’accoglienza e alla chiusura dei Servizi.

Chiediamo quindi agli enti gestori quali decisioni e quale linea terranno davanti allo smantellamento del sistema di accoglienza diffusa. In particolare richiediamo trasparenza verso le lavoratrici e i lavoratori tutti, sulla riduzione o eventuale eliminazioni delle strutture CAS o SPRAR e su eventuali trasformazioni dei servizi, con una possibile conseguente riduzione del personale.

Quale sarà la mansione spetterà ai/alle lavoratori/trici regolarmente assunti dalla cooperative?

La/il lavoratrice/ore deve quindi essere a conoscenza delle mansioni, del possibile demansionamento e della deprofessionalizzazione che la/lo andranno a colpire. Fino a questo momento infatti l’operatrice/ore dell’accoglienza aveva un ruolo fondamentale per il reinserimento dei richiedenti e rifugiati nel tessuto urbano e nella società; con questi tagli invece il suo ruolo diventerà quello del mero controllore e guardiano.

In caso di riassorbimento dell’operatrice/ore all’interno di altri servizi non strettamente legati all’accoglienza ma con taglio ancora più specifico socio/educativo, richiediamo alle cooperative un percorso che accompagni la/il lavoratrice/ore al conseguimento della qualifica di educatrice/ore, anche attraverso il sostegno economico degli enti, per il conseguimento dei 60 crediti necessari e della erogazione delle ore riguardanti il diritto allo studio necessarie.

#UNALTROCONTRATTOE’POSSIBILE

questa piattaforma è un lavoro che continua ad essere discusso e aggiornato insieme ai lavoratori e lavoratrici del sociale andando oltre a quello che sarà il prossimo rinnovo dei contratti nazionali.

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FB Rete Nazionale Operatori Sociali

FB Operatori Sociali Milano

intersindacale.educatori@gmail.com

#IOSTOCONMARTINA

  • February 25, 2019 13:26

Razzismo e Maschilismo
Repressione della critica e del dissenso, attacchi alle persone (soprattutto donne) per l’incapacità di argomentare sono veicoli dell’ignoranza, del degrado e del fascismo.
L’attuale ministro dell’interno è portatore di questa malvagia strumentalizzazione. Noi siamo con Martina e tutta la tossicità e l’odio riversato su di lei, via fb, sono un’ennesima prova dell’imbarbarimento contro cui dobbiamo lottare.
La Rete Operatori Sociali continua ad afferma il suo dissenso al Decreto Sicurezza che taglia risorse ai servizi dell’accoglienza, taglia posti di lavoro e fomenta razzismo, ingiustizia e guerra tra poveri.
Solidarietà a Martina
Solidarietà agli operatori e alle operatrici dell’accoglienza.
La nostra dignità é la dignità di tutti.

#versolottomarzo

PIATTAFORMA RINNOVO C.C.N.L. E LEGGE 205 (ex-Iori)


Rete Nazionale Operatori Sociali
Intersindacale Educatori – Sial Cobas ADL Cobas
Educatori Uniti contro i tagli Bologna                                                                                                                                     Rete Operatrici Operatori Sociali Milano
Operatrici e operatori Genova
Rete educatori/educatrici Rimini
Operatrici e operatori dell’Accoglienza ADL Bologna
Usi Educazione
Assemblea Educatrici ed Educatori del Varesotto
Operatori Sociali Mantova
Collettivo Eduki Reggio
Rete Operatori Sociali La Spezia
Rsa Sial Cobas Cooperativa Aeris Vimercate (MB)
Elisa Scassini, educatrice – Todi

 

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/02/24/news/razzismo_stradella_critica_salvini_su_facebook_insulti-219986485/amp/?fbclid=IwAR1FIzB-9TzOISH2Jt-eQ-82K_RSpAyz_uGS0v_TxeITe1Y32VlcwZIOcQ4

SOLIDARIETA’ COI LAVORATORI, DIGNITA’ PER GLI ACCOLTI

  • February 2, 2019 13:46

Pubblichiamo questa lettera in solidarietà ai colleghi e le colleghe che dopo lo sgombero del Cara di Castelnovo sono rimasti/e senza lavoro e denunciamo il modello di accoglienza indegna che  posti come questo rappresentano.

Crediamo sia necessario tenere insieme la lotta per i diritti e la dignità dei lavoratori e lavoratrici del sociale e la lotta per il diritto alla vita, alla dignità, all’autodeterminazione di tutte le persone con le quali lavoriamo a patire dai più poveri, da chi ha sempre abitato i nostri territori e da chi ci arriva perchè in fuga da guerre e povertà causate dalle politiche dei governi di quegli stessi paesi che oggi vogliono “chiudere i porti”

 

Care colleghe e cari colleghi,
ci uniamo alla preoccupazione di tante persone in questo Paese per i destini di chi è stato o sta per essere sgomberato dal Cara di Castelnuovo, per volontà del Ministero dell’Interno, a conseguenza della maledetta Legge Immigrazione e sicurezza di Salvini.
Riteniamo inaccettabile, ingiusto e disumano un atto di deportazione di esseri umani, a fini propagandistici e deciso dai seminatori d’odio che ci governano.
500 persone saranno spostate e ricollocate, oppure, se non in possesso dei permessi necessari, abbandonate al proprio destino, compresi i bambini, a cui non è stato concesso di finire l’anno scolastico iniziato e nemmeno di salutare i propri compagni.
Siamo educatrici/ori ed operatrici/ori sociali, ci sentiamo tutti particolarmente coinvolti da questi avvenimenti; nell’Assemblea nazionale di Reggio Emilia il 12 gennaio abbiamo ribadito come per noi l’affermazione dei diritti di chi affianchiamo viaggia di pari passo con la nostra dignità professionale.
La nostra contrarietà al D.L. Salvini è la nostra contrarietà al razzismo: insieme a questo siamo solidali con voi, 120 colleghe e colleghi della Cooperativa Auxilium che rischiate di perdere il lavoro.
Gli effetti del D.L. Salvini stanno dando dei risultati terribili anche in termini di perdita di posti di lavoro e distruzione di un intero settore professionale, ciò significa vanificare progetti faticosamente costruiti, relazioni umane e di cura distrutte, scuole di Italiano, percorsi educativi interrotti. Continuando così la figura dell’operatrice/ore sociale verrà completamente cambiato, passando da elemento fondamentale per integrazione e crescita delle persone all’interno dei progetti di accoglienza, a mero controllore e erogatore dei pochi servizi che rimarranno.
Il nostro Paese intero ne subirà conseguenze nefaste.
Vogliamo unire le lotte degli educatori mettendo in comune i valori che ci hanno fatto scegliere questo lavoro: pensiamo che questa sia una strada percorribile di solidarietà e di affermazione, anche concreta, dei nostri diritti.
Vi invitiamo a conoscerci e contattarci per condividere con noi i vostri pensieri e i vostri percorsi di lotta.

Rete Nazionale Operatori Sociali
Intersindacale Educatori – Sial Cobas ADL Cobas

Educatori Uniti contro i tagli Bologna
Operatrici e operatori Genova
Rete educatori/educatrici Rimini
Operatrici e operatori dell’Accoglienza ADL Bologna
Usi Educazione
Assemblea Educatrici ed Educatori del Varesotto
Operatori Sociali Mantova
Collettivo Eduki Reggio
Collettivo educatori e operatori del sociale Parma
Rete Operatori Sociali La Spezia
Rsa Sial Cobas Cooperativa Aeris Vimercate (MB) -Educatori e Operatori sociali Monza e Brianza.
Elisa Scassini, educatrice – Todi

 

CARA, IL SUCCESSO TI HA CAMBIATO!Mai ci saremmo aspettati di leggere apprezzamenti sul Cara di Castelnuovo di Porto…

Gepostet von Laboratorio 53 am Donnerstag, 24. Januar 2019

ASSEMBLEA NAZIONALE OPERATORI OPERATRICI SOCIALI

  • January 19, 2019 12:56

REPORT ASSEMBLEA NAZIONALE 12 GENNAIO 2019 REGGIO EMILIA (Lab AQ16)

RETE INTERSINDACALE E RETE NAZIONALE OPERATORI SOCIALI

Questo è il report di una Assemblea importante svoltasi a Reggio Emilia il 12 gennaio. Se sei una educatrice/ore, una operatrice/ore o hai a che fare con il terzo settore ti consigliamo di leggerlo attentamente perché ti riguarda da vicino. Se sei una persona interessata alle lotte e alla giustizia potrebbe interessarti molto perché abbiamo speso del tempo a chiederci qual è il miglior modo di lottare e riconquistare diritti e dignità. Siamo lavoratrici e lavoratori del sociale, impegnati in Sindacati di base, come Adl Cobas e Sial Cobas, e nella Rete Nazionale Operatori Operatrici Sociali, oppure in collettivi territoriali e/o autoconvocati che, da settembre ad oggi, hanno intrapreso un percorso indipendente e condiviso per unire le lotte degli educatori e per migliorare le nostre condizioni. La “carne al fuoco” è tanta: Contratto Nazionale, Legge ex-Iori (205/2017) e decreto Lorenzin 2017, D.L. Salvini (2018) e legge di bilancio 2018, con le sue conseguenze su lavoratrici e lavoratori, bandi e gare d’appalto sempre più al “massimo ribasso”… Abbiamo provato a ragionarci innanzitutto chiarendoci come proseguire e con chi: un percorso radicale, che non faccia sconti sulle rivendicazioni e abbia ben chiaro chi è la controparte, che mantenga un legame forte tra l’attenzione ai nostri diritti e l’etica del lavoro con “i nostri utenti”, ovvero le persone più svantaggiate, le fasce più deboli della società. Un percorso che possa garantire a ciascuno/a la libertà di esprimersi nel rispetto reciproco e nella garanzia dell’indipendenza.
Prossimi passi? In Emilia iniziative regionali condivise, in Lombardia varie possibilità di mobilitazione da verificare ancora insieme e continuare ovunque l’agitazione nei luoghi di lavoro e sul territorio. E quando rinnovereranno il contratto? Assemblee dappertutto!!! Con la prospettiva di una due giorni questa estate dove prenderci il tempo per riflettere ancora più profondamente sui nostri diritti, verso una ricomposizione di categoria.
Se vuoi dare il tuo contributo sei la benvenuta/il benvenuto! Contattaci su intersindacale.educatori@gmail.com oppure sulle pagine e/o siti della Rete e dei Sindacati che pubblicheranno questo report.

Realtà presenti all’assemblea del 12 gen a Reggio Emilia:  Milano e Monza-Brianza Sial Cobas e Rete Op Soc: Angelo, Beatrice, Laura, Matteo, Chiara  Tradate Educatrici/Educatori Varesotto: Camilla, Pino  Reggio Emilia ADL Cobas e Eduky Reggio: Silvio, Davide, Giulia, Danilo, Pasquale,Giuseppe. USI: Filippo, Silvia.  Bologna ADL Cobas e Educatori contro i tagli: Cecilia, Filippo, Tiziano, Rosario, Alessandro, Elena  Rete Educatori/Educatrici Mantova: Arianna, Adriano, Lorenzo  Rete Educatori/Educatrici Rimini: Federico  Rete Operatori Sociali La Spezia: Laura, Stefania, Federica  Collettivo Educatori e Operatori del Sociale Parma: Francesca, Alessandro, Salvatore  Genova: Serena  Padova: Oswald  Firenze: USB Matteo, Paolo

INTRODUZIONE E O.D.G. Questo incontro rappresenta la terza tappa assembleare di un coordinamento che si è costituito a partire dalla collaborazione tra Rete Nazionale Operatori Operatrici Sociali, attiva dal 2013, e alcune sigle del sindacalismo di base (ADL COBAS EMILIA e SIAL COBAS MILANO, dopo gli incontri del 22 SETTEMBRE 2018 a Milano e la Web Call del 27 NOVEMBRE 2018 (con collegamenti da 13 città). Insieme si sono costruite le mobilitazioni del 26 OTTOBRE 2018 durante la giornata di sciopero nazionale, indetto da alcune sigle del sindacalismo di base, e del 10-15 DICEMBRE 2018 in cui si sono fatte assemblee pubbliche, presidi e flash mob in varie città nelle quali si sono portate le stesse parole d’ordine, la stessa piattaforma rivendicativa e alle quali si è cercato di dare una risonanza mediatica coordinata, unitaria. RETE INTERSINDACALE e RETE OPERATORI OPERATRICI SOCIALI è un coordinamento in costruzione, aperto ad altre realtà collettive e sindacali che ne condividono finalità, contenuti, forme e modalità di organizzazione e partecipazione dei lavoratori e lavoratrici. Partiamo dalla consapevolezza che stiamo intraprendendo un percorso a medio-lungo termine, che al di là, o a maggiore ragione, del rinnovo del C.C.N.L. Coop. Sociali, che potrebbe arrivare nei prossimi mesi, la lotta sarà lunga e ampia: riguarda il riconoscimento della figura professionale, a partire dal mondo della formazione; il miglioramento del contratto nazionale di lavoro; il superamento del meccanismo degli appalti, passando all’accreditamento, fino a parlare di reinternalizzazione dei Servizi; dalla lotta, sindacale e politica, contro le logiche e gli effetti delle attuali politiche di governo, vedi decreto Immigrazione e Sicurezza.

1) Programma della mattina: Discutere e chiarire questo tema delle identità, dei rapporti interni, dei rapporti con l’esterno, delle forme e modalità di organizzazione e partecipazione dei lavoratori e lavoratrici, facendo emergere punti di forza e criticità. Chi siamo, quello che vogliamo e quello che non vogliamo.
2) Programma del pomeriggio: Approfondimento e confronto su 3 aspetti principali con l’obiettivo di proseguire nella costruzione della Piattaforma:  Dalla scorsa legge di bilancio a quella di quest’anno (entrata in vigore il 1/1/2019) ci sono state novità legislative che hanno aggiunto elementi al panorama giuridico di settore pre-esistente. Oltre al compito di portare informazioni chiare tra i lavoratori e le lavoratrici in merito ai nuovi sviluppi legislativi, vorremmo portare critiche di senso e rivendicazioni volte a contrastare lo scarico di costi e responsabilità sui singoli lavoratori per una indefinitezza e frammentarietà mantenuta tale, da vent’anni almeno, da interessi lobbistici e vuoti istituzionali. Si tratta di capire se oltre ai punti sulla riqualifica dei “senza titolo”, meglio definiti “diversamente titolati”, a seguito dell’approvazione della legge di bilancio 2017 (L. 205/2017 ex-Iori Binetti), ci sono altri punti importanti da aggiungere alla luce della neo emessa legge di bilancio 2018.  Nel coordinamento RENOS-INTERSINDACALE si è aggiunta la lotta degli operatori dell’accoglienza e vorremmo comprendere le rivendicazioni dei lavoratori/lavoratrici di questi servizi all’interno della piattaforma nazionale, in aggiunta alle già presenti rivendicazioni su contratto C.C.N.L.  Sul tema contratti stiamo approfondendo lo studio di quelle che sono le differenze tra i molteplici contratti di settore, non solo dal punto di vista salariale. Nella Piattaforma sono già presenti diversi punti rivendicativi, i paletti fondamentali sono: l’unificazione dei contratti ad un unico contratto che abbia come riferimento quello degli enti pubblici. In conclusione vorremmo lasciarci con alcune proposte concrete di mobilitazioni future da organizzare e coordinare.

1) Mattina: CHI SIAMO, COSA VOGLIAMO FARE E COME

La nascita e l’affermazione di questo coordinamento sono un importante passo avanti. La storia di questi anni ci insegna che i lavoratori e le lavoratrici possono avvicinarsi ad un percorso di lotta, di rivendicazione e di ricomposizione della categoria sia attraverso le strutture sindacali tradizionali (iscrizione al sindacato, costituzione di rappresentanze sindacali), sia attraverso le iniziative di un collettivo informale, che lavora più sul territorio che nei luoghi di lavoro, e che in questi anni ha cercato di inquadrare la discussione sulle problematiche del lavoro sociale all’interno di una cornice ampia di settore (il terzo settore) e all’interno delle politiche nazionali di welfare. Oggi il nostro compito, con questo coordinamento, dovrebbe essere quello di presentare ai lavoratori e alle lavoratrici una “proposta di organizzazione e di lotta” più completa e organica che parla sia di costruzione di un’idea politica differente a partire da chi lavora, tutti i giorni, con le fasce più deboli della società che tenga insieme la lotta per il miglioramento della qualità dei servizi, dei diritti e dignità dell’utenza (cittadini, abitanti, autoctoni e immigrati) con la lotta per il miglioramento delle condizioni di chi lavora in questi servizi, diritti e dignità per i lavoratori del sociale. “La nostra dignità è la dignità di tutti e tutte”; difendiamo l’etica del nostro lavoro. All’interno di questo coordinamento le varie soggettività possono comunque mantenere un’autonomia e un’indipendenza di pensiero e di azione, ma l’aspettativa è quella di condividere sempre di più saperi e pratiche. Dobbiamo fare Rete e darci una cornice nazionale, per contrastare la fremmentarietà, la separazione delle lotte e la logica del “proprio orticello” “meglio occuparsi di piccoli aspetti, senza entrare in conflitto con la controparte, per ottenere dei piccoli risultati e accontentarci di quelli, senza mettere tutto in discussione”. Il nostro tentativo è quello di coinvolgere colleghi/e di differenti servizi e diverse aziende e cooperative. La nostra volontà è di partire dal basso, decidere noi cosa fare. Siamo noi, lavoratrici e lavoratori che costruiamo il sindacato, sia nella teoria che nella pratica con orizzontalità. Dobbiamo costruire un rapporto sindacale coi colleghi e le colleghe dei luoghi di lavoro, avviare un processo di sindacalizzazione, all’interno di una categoria scarsamente sindacalizzata ma che ne ha fortemente bisogno, soprattutto alla luce del nuovo contratto che verrà rinnovato e del rischio reale e attuale di perdita di tanti posti di lavoro per effetto delle recenti legislazioni (D.L. Sicurezza, L.205 titoli). Dobbiamo costituire rappresentanze sindacali (R.S.A. e R.S.U.) ed eleggere rappresentanti della sicurezza (che hanno responsabilità su tanti aspetti del nostro lavoro, fortemente connessi anche al lavoro con l’utenza). E’ l’assemblea dei lavoratori che ci da il mandato per farci portatori delle istanze rivendicative, della piattaforma, delle trattative. Dobbiamo riappropriarci degli strumenti sindacali, “la sindacalizzazione deve diventare un atto quotidiano come mettere le scarpe la mattina prima di uscire di casa”. Dobbiamo puntare molto sul “lavoro” nei luoghi di lavoro: postare informazione, costruire controinformazione, portare a casa dei risultati concreti.
Chi siamo e come ci muoviamo fa la differenza, dobbiamo aver chiare queste cose, possiamo dialogare con tutti, possiamo chiedere conto alla senatrice o al parlamentare di turno circa lo stato delle cose, possiamo chiedere ai rappresentanti della cgil se e come stanno prendendo in considerazione i punti della nostra piattaforma, possiamo sederci al tavolo con Legacoop… ma dobbiamo avere chiaro chi siamo e quali sono le nostre controparti. Non siamo disposti a svendere la nostra dignità; non puntiamo ad eliminare la conflittualità; la nostra è una lotta per i diritti di tutti e tutte, le cose si portano a casa coi rapporti di forza, non per scambi mercantili o clientelari, favori personali, interessi individualistici. Ci sono pratiche sindacali differenti, noi vogliamo agire per l’interesse collettivo e attraverso la partecipazione diretta dei lavoratori e lavoratrici. Oggi questa assemblea mi sembra un segnale che va in controtendenza con
quello che c’è il giro. Concretamente possiamo cominciare a “mettere dei paletti” per chiarire e condivere quali sono le condizioni a cui non siamo più disposti a lavorare. La piattaforma nazionale già va in questa direzione, va ampliata con la parte sui servizi dell’accoglienza.

2) Pomeriggio: PANORAMICA SU: ATTUALE ASSETTO LEGISLATIVO (Legge di bilancio 2017, ex-L.Iori-Binetti, D.L. Lorenzin, D.L. Sicurezza, Legge di bilancio 2018); ESTENSIONE PIATTAFORMA con le lotte nell’accoglienza; CONFRONTO TRA CONTRATTI                                                                                A seguire: presentazione dei temi, il dibattito, le proposte.

PRESENTAZIONI

* Legislazione sui titoli: Nella legge di bilancio 2017, entrata in vigore 1/1/2018, sono comparsi una manciata di commi (594-601) che hanno trasformato l’originale testo di legge “Iori-Binetti” imponendo l’obbligo di laurea per l’esercizio della professione educativa, in tutti gli ambiti e servizi, confermando la divisione in educatori socio-sanitari e educatori sociopedagogici. Per i “diversamente titolati” e per chi è senza laurea universitaria, con meno di 50 d’età e 20 di servizio, è stata prevista una norma transitoria: acquisizione di 60 cfu, da pagarsi a proprie spese, presso l’università per avere l’equiparazione al titolo in scienze dell’educazione. Quasi nello stesso periodo il decreto Lorenzin ha messo mano all’ambito sanitario, imponendo l’iscrizione ad un albo professionale (con relativi costi d’iscrizione e di mantenimento, compresa la formazione con crediti ecm), per i laureati SNT2, a partire dal 1/7/2018. L’ultima legge di bilancio, entrata in vigore il 1/1/2019  ha esteso l’inclusione all’albo anche per i professionisti senza laurea SNT2 che nel corso degli ultimi 10 anni hanno svolto, per almeno 36 mesi, anche non continuativi, mansioni sanitarie e riabilitative in servizi sanitari e socio-sanitari;  ha confermato l’equipollenza per i post ’99 alla laurea SNT2, ovvero chi si è diplomato nelle scuole di formazione regionale negli anni 2000-2005, dopo 20 di vuoto legislativo, ora ha un titolo equiparato a quella laurea e l’obbligo di iscrizione all’albo delle professioni sanitarie;  ha confermato la possibilità per gli educatori socio-pedagogici di lavorare in ambito socio-sanitario “limitatamente agli aspetti pedagogici”, non meglio specificati. I riferimenti di legge per approfondire il tema: D.M. 520/98; L.205/2017; L.145/18 art.1; L.148/2018; art.4 L.44/99; L.4/2013; L.3/2018; D.M. 22/6/2016; D.Lgs 502/92.
Le schifezze non riguardano solo l’ambito parlamentare dal quale sono venuti fuori, negli anni, leggi ed emendamenti non chiari e talvolta anche in contrasto tra loro; ma soprattutto nelle realtà lavorative (enti locali, aziende, cooperative) e nella testa dei lavoratori e lavoratrici la confusione regna sovrana… e allora diventa necessario conoscere e continuare a rimanere informati sui movimenti che verranno per non cadere nelle trappole di capitolati d’appalto mal scritti o cedere a illegittime pressioni dei datori di lavoro o ancora evitare di spendere soldi ed energie inutilmente.
Nella piattaforma nazionale approvata dall’assemblea di settembre sono già contenute le rivendicazioni rispetto alla “tangente” da pagare alle università per mantene un posto di lavoro che continua ad essere sfruttato e sotto forte ricattabilità, non solo per il salario ma anche per altre condizioni contrattuali, per i processi di esternalizzazione, per la sovrastruttura degli enti-cooperative per cui lavoriamo e per il rapporto con l’utenza con cui lavoriamo. Si tratta di aggiungere eventuali altre rivendicazioni, partendo da quelle che sono anche delle linee giuda europee che parlano di profilo unico dell’educatore, sia come percorso formativo che come mansioni lavorative.

* Settore dell’accoglienza: Il percorso di mobilitazione è nato ben prima del D.L. Salvini, già ai tempi della MinnitiOrlando, cominciando a mettere a tema le criticità del sistema dell’accoglienza. Dall’estate 2018, appoggiati da ADL Cobas, partendo dalla piattaforma della Rete Nazionale, abbiamo iniziato a considerare la nostra lotta una parte della più ampia lotta degli operatori e operatrici sociali. Vorremmo aggiungere nella piattaforma nazionale la presenza della figura dell’operatore dell’accoglienza e le sue rivendicazioni. Abbiamo cominciato a scrivere delle “linee giuda” per darci delle indicazioni d’azione all’interno dei luoghi di lavoro. (Quali prospettive per i servizi che andranno in scadenza; indisponibilità a lavorare in servizi con condizioni al ribasso, a seguito della riduzione delle risorse da 35€ a 24-21 € per ogni inserimento per effetto del decreto; costruire assemblee sindacali nei luoghi di lavoro; interpellare le istituzioni locali e le prefetture sul futuro dei progetti e dei finanziamenti; ben prima della “disobbedienza dei sindaci” noi abbiamo richiesto la procedura di iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo). Abbiamo stabilirto la centralità dell’etica del lavoro, rapportato ai diritti alla dignità dell’utenza dei servizi, uniti al miglioramento delle condizioni di lavoro.

* Contratti di lavoro: Conoscere le differenze tra i contratti, ma al di là delle differenze economiche che esistono, si tratta di stabilire quali sono i piani di analisi e di intervento. Senza il 5% di rappresentatività “non ti ricevono nemmeno e se ti ricevono ti fanno parlare e poi ti dicono che quando sarai il sindacato con la maggior rappresentatività nella categoria avrai potere decisionale”. Come movimentare le acque? Come far crescere la forza di rappresentanza, creandone una nuova, alternativa ai sindacati confederali, attualmente unici firmatari dei contratti nazionali? Come creare e diffondere e far partecipare ad una campagna che dica che le condizioni vanno migliorate?  Sul piano economico: prendiamo a riferimento il contratto pubblico impiego e troviamo modi per far emergere queste differenze (cosa comporta l’esternalizzazione e dimostrare che non sempre l’esternalizzazione è un rispsrmio per gli enti e un miglioramento della qualità). Abbiamo visto degli esempi di reppresentazioni grafiche-schematiche per far luce immediata sulle differenze salariali.  Sul piano dei diritti contrattuali il discorso si allarga, non riguarda solo il salario ma questioni legate alla salute (stress, usura, burn-out…), agli strumenti e i mezzi di lavoro; il lavoro indiretto di progettazione; la dispersione geografica dei luoghi di lavoro. Oltre alle rappresentanze sindacali (R.S.A.), sarebbe utile un lavoro congiunto coi rappresentati dei lavoratori per la sicurezza (R.L.S. Anche senza avere, sul piao nazionale, la rappresentatività necessaria per essere firmatari dei contratti collettivi, si possono costruire vertenze singole e collettive, magari coordinate e condivise, sostenute da campagne pubbliche, che possono aprire la strada a nuove rivendicazioni utili a tutti e a stabilire nuovi paletti per tutta la categoria.

DIBATTITO

Nella Piattaforma approvata dall’assemblea di settembre in merito all’imposizione dell’acquisizione dei 60 cfu per i “diversamente titolati” per avere l’equiparzione alla laurea L-19 SDE, si è puntato su: riduzione e/o annullamento dei costi a carico dei singoli lavoratori/lavoratrici; riconoscimento della formazione come orario di lavoro; riconoscimento di altre formazioni già acquisite ma non conteggiate; opposizione alla divisione socio-ped e socio-san e unificazione dei percorsi.
Con questa assemblea abbiamo riaffermato che questa imposizione trattasi di una “tangente” dal punto di vista economico e una “fuffa” dal punto di vista pedagogico, non definibile formazione (anche alla luce del fatto che tanti enti stanno spingendo per l’iscrizione ai corsi telematici). Gli educatori e le educatrici devono essere riconosciuti già ora, per il lavoro che fanno, non per effetto di una formazione e una futura riqualifica che non ha senso. Una delle ipotetiche future ripercussioni sul mondo del lavoro potrebbe anche essere quella di un aumento dei carichi di lavoro alla luce di un nuovo riconoscimento legislativo e forse chissà di inquadramento contrattuale. I poli tra cui si è dibattuto sono stati da un lato il boicottaggio assoluto di questi corsi, almeno per tutto il 2019, “contro l’ingiustizia senza mitigarla”, con anche l’aspettativa di una possibile rimessa in discussione legislativa da parte dell’attuale classe politica e quindi nuovi emendamenti che potrebbero rivedere i caratteri dell’attuale legge; dall’altro il tentativo di concretizzare una “riduzione del danno” “i lavoratori ci mettono la testa, chi paga il costo e il tempo impiegato?”, spingendo sulle controparti datoriali e soprattutto sulla possibilità di accedere a finanziamenti europei. Per qualcuno le due posizioni non sarebbero del tutto in contrasto; però dobbiamo considerare che tanti/e colleghi/e a questi corsi si sono già iscritti e che, attraverso l’organizzazione sindacale, è forse più possibile agire sullo sblocco di fondi per la formazione e soprattutto vigilare sulle future gare d’applato affinché non “taglino fuori” i lavoratori/lavoratrici con clausole che non tengano conto di questa finestra dei 3 anni per la riqualifica (attualmente rimasti 2 anni, essendo che 1 è già passato). In un contesto nazionale in cui la frammentarietà si esprime anche con linee politiche aziendali differenti nei vari territori questo succede spesso e allora dovremo condividere strumenti e pratiche di vertenzialità in difesa dei posti di lavoro. (Abbiamo già esempi di capitolati d’appalto impugnati da lavoratori e/o utenti e riscritti). In conclusione di questo ragionamento si è detto che non siamo contrari alla formazione, anzi la formazione è un diritto e un dovere di ciascun professionista e ciascuno da contratto ha un tot. di ore annue di formazione obbligatoria da svolgere in orario di lavoro retribuito e riconosciuto (12 ore/annue del c.c.n.l. Coop Sociali + la possibilità di concordare con l’azienda delle altre ore di formazione facoltativa individuale). Siamo contro la speculazione sulla formazione.

PROPOSTE

SUL TEMA CONTRATTO:  Quale azione di lotta più esplicita prossimamente? Un presidio sotto Legacoop? Sotto cgil? Per ri-condividere pubblicamente i nostri contenuti, i contenuti della piattaforma.  I colleghi/e di Tradate hanno scritto un comunicato di critica rispetto alle modalità di trattativa in merito al rinnovo del c.c.n.l. e l’hanno fatto girare nelle cooperative, sul territorio. E l’hanno condiviso in Rete come strumento utile a tutti/e.  I bolognesi propongono una conferenza stampa coordinata in varie città in cui ribadire pubblicamente le rivendicazioni contenute nella piattaforma e rilanciare furure mibilitazioni di contrasto al nuovo c.c.n.l. se verrà rinnovato senza reali miglioramenti  Adl Reggio vorrebbero costruire uno sciopero regionale su questi 3 temi (L. 205, accoglienza, contratto) con corteo-presidio a Bologna, sotto i palazzi di Regione e Legacoop, che stanno nello stesso luogo. Alla regione chiedere di utilizzare i fondi europei per abbattere i costi della riqualifica e chiedere intenzioni future sui servizi d’accoglienza; a Legacoop per contestarla.  Proposta di uno sciopero regionale anche in Lombardia e altre mobilitazioni.
PROPOSTE TEMATICHE:  Sempre a Tradate vorrebbero utilizzare le loro assemblee territoriali per propore incontri tematici di approfondimento, autoformazione e controinformazione (ed esempio la figura europea del “social worker” che tiene dentro educatori, assistenti sociali…)  A Mantova un tema di approfondimento vorrebbe essere l’intersezione tra lavoro sociale e femminismo, anche in vista dello sciopero dell’8 marzo.  Contrastare/problematizzare il tema del demandare i servizi ai volontari.  Contrasto al d.l. Sicurezza.  Utilizzo della radio bolognese con la trasmissione “il Welfare è sparito” come spazio di approfondimento, discussione e amplificazione sulle lotte.  Ulitizzo dei social (blog e pagine FB) per rimpallare notizie e mobilitazioni e tracciare una linea comunicativa comune. Nel marasma della frammentarietà provare a costruire linee comunicative chiare, pulite, unitarie. Sarebbe da ragionarci su come utilizzare gli strumenti di comunicazione.
PROSPETTIVE ORGANIZZATIVE E PERCORSI DI SINDACALIZZAZIONE:  Da tutti/e è stata riconosciuta l’importanza di puntare sul lavoro di partecipazione, coinvolgimento, organizzazione nei luoghi di lavoro, attraverso la sindacalizzazione e il coordinamento di rappresentanze sindacali  “aver condiviso coi colleghi la piattaforma ha fatto crescere delle consapevolezze”  in ogni luogo di lavoro puntare su quelli che sono gli aspetti fondamentali di un possibile lavoro sindacale (R.S.A. e R.L.S.) e intorno a quelli ricercare attivazione e partecipazione.
 Sul lungo periodo lottare per un processo di reinternalizzazione dei Servizi e di superamento degli appalti (l’accreditamento, che non è la soluzione ma fa perdere meno diritti contrattuali rispetto agli appalti, potrebbe essere un passaggio intermedio).  Accoglienza: rivendicare cosa? E’ possibile immaginare che, nonostante le riduzioni dei finanziamenti nazionali, noi si dica “andiamo avanti a lavorare e a prestare servizio?” In che modo, con che soldi? Per quanto tempo sarebbe possibile utilizzando degli accantonamenti che le aziende hanno immagazinato? Volendo le azende le risorse le avrebbero, preferiscono usarle per la geolocalizzazione piuttosto che altro (salari, progetti…). Dobbiamo rivendicare il fatto che i soldi vengano usati per la qualità del lavoro non per dispositivi inutili (come il controllo). In ogni caso rivendichiamo il fatto di essere dipendenti di un’ente (azienda, cooperativa) che ci ha assunto per svolgere servizi per la comunità e che la responsabilità di farci lavorare in quest’ambito, senza proporre tagli drastici di ore in alternativa al licenziamento.
PROPOSTE ASSEMBLEARI PER LA RETE:  Proposta di una 2gg estiva sui diritti degli Educatori (Rimini?)

SCIOPERO GENERALE 26 OTT

  • October 18, 2018 19:12

ANCHE GLI OPERATORI E LE OPERATRICI SOCIALI SCIOPERERANNO. IN DIVERSE CITTA’ D’ITALIA SCENDEREMO IN PIAZZA: IN CORTEO, CON PRESIDI, ASSEMBLEE PUBBLICHE PERCHE’ E’ ARRIVATA L’ORA CHE SIANO I LAVORATORI E LAVORATRICI DEL SOCIALE A DIRE QUAL E’ IL SENSO E IL VALORE DEL LORO LAVORO, COS E’ QUALITA’ DEI SERVIZI E QUALI SONO LE CONDIZIONI CHE DAREBBERO DIGNITA’ E RICONOSCIMENTO ALLA CATEGORIA.

ABBIAMO SCRITTO UNA PIATTAFORMA E PER MENO DI QUESTA NON CI FERMEREMO!

CAMBIAMO LA LEGGE 205 E IL D.D.L LORENZIN. VOGLIAMO UN CONTRATTO UNICO DI CATEGORIA, DIGNITOSO, NON QUELLI FIRMATI FIN’ORA DAI SINDACATI CONFEDERALI E LE CENTRALI COOPERATIVE. BASTA CON GLI APPALTI AL MASSIMO RIBASSO.

 

“DIGNITA’ PER IL LAVORO EDUCATIVO. UNIAMO LE LOTTE”