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La Rete Nazionale Operatori Operatrici Sociali (ReNOS) ha seguito con particolare interesse gli sviluppi di costruzione della legge 2656, dalla prima stesura del testo unico al susseguirsi dei vari emendamenti che, in corso d’opera, ne hanno caratterizzato e modificato la sostanza.
Vogliamo esprimere il nostro punto di vista, quello di centinaia di lavoratori e lavoratrici, aderenti alla Rete, in merito a questa proposta di legge, probabilmente prossima alla sua approvazione.
Riteniamo fondamentale che tutti gli educatori/educatrici vengano a conoscenza di questo progetto di legge e delle istanze di cambiamento dello stesso, che dalla base stanno emergendo.
Riteniamo doveroso che le future commissioni parlamentari che dovranno valutare la proposta di legge, prima della sua approvazione, tengano in seria considerazione queste stesse istanze.

NO ALLA SEPARAZIONE IN DUE PROFILI E RUOLI PROFESSIONALI DIFFERENTI:
Questa proposta di legge sancisce la divisione tra due tipi di educatori, due percorsi formativi, due diversi ambiti d’intervento: l’educatore socio-pedagogico e l’educatore socio-sanitario. Ma a chi giova questa divisione?
Due figure differenti che vanno contro alle tendenze europee di unificazione dei percorsi, due identità che sanciscono definitivamente i poteri individualistici delle accademie che, invece di integrarsi per generare un unico percorso formativo completo e definitivo, sottoscrivono i propri interessi personalistici e differenziano ulteriormente i curricula formativi e gli sbocchi occupazionali; due tipologie che generano un problema di discrepanza tra il numero di operatori necessari al funzionamento dei Servizi e il numero di laureati (eclatante il caso dei Servizi Socio-Sanitari che non potrebbero esistere con la sola presenza dei laureati di classe L SNT/2). Una divisione che non trova chiarezza rispetto agli sbocchi occupazionali nei Servizi misti socio-sanitari (per lo più Servizi per la disabilità media e grave). Una divisione che rischia di scindere ulteriormente l’identità professionale dell’educatore, creando un livello di serie A e uno di serie B.
Due definizioni che escludono, nel disegno di legge, migliaia di lavoratori e lavoratrici che da anni operano nei Servizi con stessi ruoli e mansioni degli educatori, ma che sono stati vittima della totale mancanza di regolamentazione e dal marasma per decenni ignorato dallo Stato e avvallato dalle singole Regioni. Figure fondamentali che negli anni e nelle differenze locali sono state chiamate AEC — Assistenti Educativi Culturali, alla Comunicazione — e che hanno svolto con entusiasmo e devozione mansioni educative del tutto identiche a quelle descritte nella legge 2656. Questi professionisti non possono ora, nel totale silenzio e sotto il velo di una crisi economico-culturale che prova a risparmiare fondi a discapito dei lavoratori, trovarsi nell’umiliazione di non venire riconosciuti nella proposta di legge Iori per ciò che hanno costruito finora e vivere l’umiliazione di restare senza lavoro. Questa non può essere una legge che ancora una volta disunisce, crea disuguaglianze e nasconde, dietro parole nobili come identità ed educazione, un concreto ennesimo rischio di carneficina di decine di migliaia di lavoratori professionisti.

NECESSITA’ INDISCUTIBILE DI RIDEFINIRE E RIQUALIFICARE LA FIGURA DELL’EDUCATORE:
Certo riteniamo fosse necessaria una legge che riconoscesse e qualificasse la professionalità e l’operatività delle figure educative e pedagogiche. Riteniamo valido aver stabilito che d’ora in avanti la laurea sia un requisito fondamentale per l’esercizio della professione. Ma crediamo anche sia fondamentale salvaguardare tutta una realtà professionale e una realtà di Servizi preesistente, che si è costituita in anni di esperienza sul campo e di formazione continua; da qui l’importanza di norme transitorie il più possibile inclusive e tutelanti per la continuità lavorativa e la qualità dei Servizi. Norme che siano verosimili, che tengano in considerazione l’effettiva incidenza degli anni di esperienza sul campo e delle svariate ore di formazione continua annuale nel percorso di formazione della professionalità.
Una realtà fortemente frammentata, diversificata, esternalizzata e svenduta al miglior privato offerente che per decenni non è stata istituzionalmente regolamentata non può essere oggi risolta riversando i costi e le conseguenze di questa parziale regolamentazione sui lavoratori. Dunque la proposta contenuta nella legge Iori-Binetti di un corso universitario intensivo di almeno un anno, e non meglio specificato, per riqualificare quegli operatori definiti “senza titolo”, non può essere pagato dai singoli lavoratori e lavoratrici di una categoria che tutti sanno essere sottopagata.

Chiediamo con forze che ci sia una risposta chiara ad ALTRE DOMANDE FONDAMENTALI E AD ALCUNE IPOTESI DI MODIFICA che la legge non affronta, ma che sono determinanti per la vita professionale di migliaia di lavoratori e lavoratrici del settore:

Sono previsti stanziamenti di fondi straordinari per sostenere economicamente lo svolgimento dei corsi intensivi previsti dalle norme transitorie?

Come può essere sostenibile, a livello di tempo e di impegno richiesti, un corso intensivo per lavoratori e lavoratrici, con età superiore ai 35 anni, quindi con figli e famiglia, che già lavorano a tempo pieno?

Quale criterio, se non quello dell’esclusione di molti, è realmente sotteso alla scelta politica di stabilire per l’acquisizione diretta della qualifica i criteri di 50 anni d’età, 20 anni di anzianità di servizio e un contratto di lavoro a tempo indeterminato?

Nei futuri ed eventuali concorsi pubblici indetti dall’azienda ASL sarà consentita la partecipazione dei laureati in Scienze dell’Educazione (oggi esclusi) e di coloro che usufruiranno delle norme transitorie per la regolarizzazione del titolo?

Perché non prevedere un dispositivo di riqualifica professionale che prenda in seria considerazione gli anni di esperienza sul campo, la formazione acquisita e attestata nel corso degli anni di lavoro e un investimento sulla formazione continua che gli operatori hanno il diritto e il dovere di svolgere annualmente?
(Ad es. corsi annuali con ottenimento di crediti ECM, contemplati all’interno del percorso lavorativo come nel modello adottato per gli operatori del pubblico impiego?)

art.3 comma 1: “L’educatore professionale socio-pedagogico e il pedagogista operano nei servizi e nei presidi socio-educativi e socio-assistenziali, nonché nei servizi e presidi socio-sanitari con riguardo agli aspetti socio-educativi”
Quali sono gli aspetti socio-educativi e quali quelli socio-sanitari, all’interno dell’ambito educativo di cui unicamente si sta parlando?

A quale tendenza di welfare questa riorganizzazione dei titoli di accesso alle professioni sia funzionale? Essa si muove nell’ottica di un arricchimento economico, di risorse, di valorizzazione di culture e saperi maturati in anni di cooperativismo sul campo nell’ambito degli interventi sociali, o se forse, come più probabile, non è invece funzionale alle logiche di smantellamento e privatizzazione del welfare pubblico e affiliazione alle esigenze imprenditoriali del Terzo Settore e del Mercato privatistico del sociale?
Non è forse una coincidenza che il Civil Act (riforma del Terzo Settore del governo Renzi) preveda l’ingresso del volontariato (ben 100.000 risorse umane a basso costo) per compensare la perdita (o meglio smaltimento forzato) di decine e decine di migliaia (60.000 circa) di lavoratori su cui incombe la pesante ” riorganizzazione” degli ultimi emendamenti della Legge Iori?

Noi crediamo nella costruzione di una società fondata sull’inclusione, l’uguaglianza, la solidarietà e la giustizia sociale. Vogliamo che si ponga fine alla guerra tra poveri, alla logica del dividi et impera, dello scaricare sulle spalle dei cittadini, dei lavoratori, delle fasce più deboli il prezzo di decenni di cattiva gestione istituzionale e interessi lobbistici.

#cambiamolaleggeiori

Rete Nazionale ReNOS

RESOCONTO 7° Incontro Nazionale RENOS (Roma 30 aprile 2016):

1) Durante l’incontro del 30 aprile si è discusso della proposta di legge Iori, n.2656, da intendersi come testo unificato alla proposta di legge Binetti, n. 3247. Tale proposta legislativa sollecita alcune riflessioni:

Le Norme Transitorie contenute nella proposta di legge, riconoscendo il lavoro svolto come credito formativo, prevedono l’attivazione di un corso della durata di almeno un anno. Potranno usufruirne gli educatori senza titolo che abbiano almeno tre anni di attività lavorativa, anche non continuativa. Invece, coloro i quali, assunti con contratto a tempo indeterminato, abbiano più di 50 anni di età o 25 anni o più di anzianità di servizio, acquisiranno direttamente la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico. Qual è il criterio sotteso a questi parametri? Perchè 25 anni?

Inoltre, su chi far ricadere i costi del corso? Se fosse il lavoratore ad assumersi questo onere, sarebbe quasi come auto comprarsi la possibilità di continuare a svolgere il proprio lavoro. In alternativa si potrebbe considerare la possibilità della formazione continua, che per legge deve essere effettuata annualmente. Si potrebbero inoltre utilizzare fondi europei o regionali al fine di coprire i costi del corso.

Inoltre in linea con quanto già avviene in Europa, a breve le Regioni saranno obbligate a creare un sistema di riconoscimento, validazione e certificazione delle competenze acquisite in contesti non formali e informali e che consentano comunque una qualificazione professionale.

Ci si chiede se tale sistema di certificazione non possa essere uno strumento adattabile al riconoscimento del titolo di “Educatore” per coloro che con altro titolo o senza già da anni lavorano ricoprendo tale posizione.

La proposta di legge Iori pare sancire la separazione tra Educatore professionale socio-pedagogico ed Educatore professionale socio-sanitario (nonostante la stessa onorevole e prima firmataria abbia auspicato per il futuro una loro unificazione). Questa distinzione di formazione e di ruoli, che risulta essere in netta antitesi col percorso unico in vigore in ambito europeo, sancisce inoltre una sorta di superiorità del percorso sanitario rispetto a quello sociale: chi ottiene il titolo sanitario può lavorare anche in ambito sociale, ma non viceversa.

Da rilevare anche il fatto che, a livello nazionale, esistono diverse figure di Educatori che non rientrerebbero nella legge Iori. La situazione degli AEC laziali è esemplificativa. La loro designazione come Assistenti e non come Educatori li escluderebbe, ma la mansione ed il ruolo li riporta appieno all’interno della categoria di Educatori. Una volta di più si sente la necessità di rendere omogeneo, a livello nazionale, un titolo eccessivamente regionale.

2) Partendo dalle Linee guida per la progettazione dei bandi di gara per i servizi educativi, stilate dalle Educatrici/ori bolognesi e dagli Educatori uniti contro i tagli, emerge la possibilità di superare la logica dell’ “offerta più vantaggiosa”, pensata sempre in un’ottica di risparmio economico.

Esiste una forma detta “inversamente proporzionale” considerata più equa e rispettosa dei parametri qualitativi che i servizi sociali devono rispettare. Sono state 4 le sentenze in Italia che si sono pronunciate in difesa della formula “inversamente proporzionale”. Nonostante ciò molte realtà regionali applicano la formula “al massimo ribasso”, che è ancora in uso per gli appalti fino ad un milione di euro. Il nuovo testo unico degli appalti pubblici, emanato con decreto il 19 aprile del 2016, oltre a non prevedere la formula “inversamente proporzionale”, non ha realmente dato un taglio alla logica del “massimo ribasso”.

Una proposta è stata quella di inviare le Linee Guida ai vari Uffici Gare e Appalti presenti sui territori.

 

3) Quale utilizzo della Piattaforma:

Andrebbe anzitutto aggiornata in alcuni punti, pur rimanendo ancora molto attuale. Potrebbe anche essere utilizzata per chiedere il sempre atteso rinnovo del CCNL.

Link audio per approfondimenti: https://soundcloud.com/radiokairos/signore-e-signori-il-welfare-e-sparito-martedi-3-maggio-2016mp3

Siamo già operativi per proseguire i lavori del 7° incontro nazionale, tenetevi aggiornati.

Rete Nazionale Operatori Sociali – RENOS

volantino VII Inc NazionaleAlla vigilia del 1° Maggio 2016 la rete ReNos raggiunge la capitale per il VII Incontro Nazionale. Mancano poche settimane all’evento e sono ormai confermate le principali adesioni dei diversi gruppi di lavoratori.

Fra i tanti, provenienti da gran parte della penisola, ci saranno gli Educatori Contro i Tagli di Bologna, che hanno animato la rete sin dal primo incontro a Milano nel 2013 e gli anconetani promotori dell’incontro del 2015. “Proprio ad Ancona abbiamo avuto il piacere di incontrare due colleghi romani del gruppo Assistenti Educativi Culturali. Fabrizio e Marina” racconta Matteo degli Operatori Sociali Milano.

Fabrizio delinea un quadro complesso e per certi versi drammatico della gestione del Welfare romano e il pensiero corre subito alle brutte faccende legate a mafia capitale: “Viviamo ancora in questa situazione dove le cooperative indagate vincono gli appalti” e continua descrivendo le difficoltà di fare rete tra i lavoratori “il territorio è molto frammentato e non ha aiutato il passaggio dalle circoscrizioni ai municipi. I municipi infatti hanno riferimenti politici diversi e il comune sovvenziona più alcuni a discapito di altri . Va da se che alcune cooperative si sono ritrovate ad avere fondi per i progetti mentre altre meno”.

Il gruppo AEC nasce ufficialmente su FB nel 2012 a seguito di una direttiva da parte del comune di Roma che vietava agli operatori di dar da mangiare ai bambini nelle mense e consumare il pasto con loro. “La questione per noi non era tanto il mangiare o meno in mensa ma il fatto che non veniva riconosciuto il nostro ruolo educativo. Inoltre ci preoccupava il fatto che i bambini potessero avere l’impressione che noi fossimo una figura di terzo piano”. Spiega Fabrizio che insieme ad una sua collega decisero di far fronte alla situazione con una rivolta pacifica. “Invece di mangiare con i bambini ce ne stavamo alzati in piedi vicino a loro e intervenivamo solo se c’era un bisogno legato alla sicurezza del minore. Alla fine la preside ha garantito il pranzo agli operatori andando di fatto contro le direttive del comune. Era chiaro che la questione nasceva da un problema di riconoscimento della nostra figura. Il divieto di condividere il pasto era una sorta di ripicca del comune che da tempo era in contrapposizione con i sindacati che avevano intrapreso una battaglia per il riconoscimento della nostra figura all’interno della scuola” (fonti ufficiose prive di riscontri ufficiali).

Da due lavoratori oggi la pagina facebook dell’Assistente Educativo Culturale conta più di 500 like nel gruppo e più di 600 nelle pagine fb e piu di 354 follower su twitter. Proprio grazie ad una ricerca in rete sono venuti in contatto con gli operatori sociali di Bologna e quindi con la Rete Nazionale.

Il luogo da noi scelto per l’incontro è situato nel quartiere MonteMario in Piazza Santa Maria della Pietà, 5 presso l’Associazione Ex Lavanderia all’interno del parco dell’Ex Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà – Padiglione 31.
L’Associazione Ex lavanderia nasce a gennaio 2005, 3 mesi dopo l’occupazione del Padiglione 31 da parte di associazioni e cittadini. L’occupazione del 15 ottobre 2004 è servita a mantenere la destinazione pubblica e culturale  per la quale la Ex lavanderia fu ristrutturata con fondi pubblici nel 2000, così come i 5 padiglioni destinati ad ostelli della gioventù  che, purtroppo, sono stati smantellati dalla ASL RME. Attualmente l’associazione è provvista di tutto ciò che necessita per la realizzazione dell’incontro. Essendo gestita da ragazzi l’ambiente non sarà di certo splendido come il luogo fornito dai colleghi di Ancona ma di sicuro adeguato al tema che dibatteremo. Siamo pronti ad accogliere il VII incontro!” dice Fabrizio al termine di una lunga e intensa intervista telefonica.

L’o.d.g. pubblicato sui social già da diverse settimane appare molto corposo e ruoterà attorno alle riflessioni nate a seguito della pubblicazione degli strumenti prodotti dalla rete in questo ultimo anno: “Proposte di linee guida per i bandi dei gruppi socio-educativi” a cura degli Educatori Uniti di Bologna, “Manualetto di Autodifesa del Lavoratore Sociale” a cura degli Operatori Sociali di Milano.
Verrà ripresa in mano la Piattaforma ReNOS per ricomprenderne i possibili utilizzi e ampio spazio sarà dedicato alla questione del rinnovo del Ccnl delle Coop. Sociali scaduto ormai da tre anni. “E’ nell’aria già da tempo anche una campagna per il riconoscimento di lavoro usurante che a chi come noi non ha più l’energia dei 20 anni pare una campagna più che urgente” ironizza Matteo di Firenze.

Già dalla mattina verrà affrontato un tema caldo per gli operatori sociali ovvero la legge Iori (PDL 2656). I padroni di casa dell’AEC preannunciano di voler proporre di lavorare affinchè anche la loro figura venga riconosciuta.

 

Per Info e adesioni:

www.retenazionaleoperatorisociali.noblogs.org

fb Rete Nazionale Operatori Sociali

contatto telefonico per l’incontro di Roma: AEC 3490960649

 

Adesioni

  • Educatori Contro i Tagli Bologna
  • Rete Operatrici e Operatori del Sociale di Bologna
  • EducatoriSenzaDiritti Monza
  • OperatoriSocialiMilano
  • Educatori Fiorentini 
  • Rete Diritti Operatori/trici sociali Ancona
  • Operatori Sociali Genova
  • Comitato sociale AEC Roma
  • Assistenti Specialisti Roma
  • Operatori AEC Roma
  • Coordinamento Nazionale Assistenti all’ autonomia e comunicazione Agrigento
  • Operatori Sociali Reggio Calabria
  • EducAttivi Rimini
  • Cub Torino

 

 

 

 

ROMA 30 Aprile 2016

la educationQuartiere MonteMario, Piazza Santa Maria della Pietà, 5 presso l’Associazione Ex Lavanderia – parco dell’Ex Ospedale –

 Il prossimo incontro nazionale ReNos avverrà nella capitale. Sarà il comitato sociale AEC (gruppo Assistenti Educativi Culturali), conosciuto durante il precedente incontro ad Ancona, a fare gli onori di casa. Prevediamo una giornata ricca di incontri e importanti temi di discussione, conditi con la consueta voglia di continuare a costruire, passo dopo passo, un percorso che difende e valorizza da anni il ruolo dell’operatore sociale nella tutela e salvaguardia dei diritti dei lavoratori e delle persone che usufruiscono dei servizi.

Vi aspettiamo per condividere pensieri e azioni!

O.d.G in costruzione

10:00 Accoglienza e Benvenuto. Apertura del VII Incontro RENOS (Rete Nazionale Operatori Sociali).
Presentazione dei gruppi

11:00  Inizio dei lavori: breve intervento del comitato a descrizione della situazione    romana

11:30

  • Aggiornamento sulla legge Iori 2656 (Campagna per il riconoscimento degli educatori senza titolo) e dibattito.


13:00 Pausa pranzo ( buffet freddo, bevande, caffè sono ad offerta libera per altre esigenze ci si può recare al bar della exlavanderia )

14:00 Ripresa dei lavori. Strumenti prodotti dalla Rete:

  1. Documento con proposte di linee guida per i bandi dei gruppi socio-educativi (a cura degli Educatori Uniti di Bologna): come è stato utilizzato.
  2. Manualetto di Autodifesa del Lavoratore Sociale ( a cura degli Operatori Sociali di Milano): come è stato utilizzato. 
  3. Piattaforma ReNOS: possibili utilizzi.

15:00 Rinnovo Ccnl delle Coop. Sociali.

Proposta per campagna riconoscimento lavoro usurante. Quali azioni intraprendere.

16:00 Interventi
17:00 Chiusura dei lavori. Termine del VII incontro della Rete Nazionale ReNos.
Saluti e ringraziamenti – 17,30


La Rete Educatrici ed Educatori di Bologna e gli Educatori contro i Tagli presentano:

“Documento con proposte di linee guida per i bandi dei gruppi socio-educativi”


Dopo il disastroso bando dello scorso anno per i servizi socio-educativi del Comune di Bologna abbiamo deciso di informarci, studiare e lavorare a questo documento in cui presentiamo il punto di vista degli educatori che lavorano direttamente in tali servizi.

Siamo partiti da alcune semplici domande: Come vorremmo che fossero questi servizi? Cosa serve perché siano dei servizi efficienti? Come dovrebbe contenere un bando?

Per rispondere a queste domande abbiamo cercato di comprendere il funzionamento, anche dal punto di vista economico, di un bando di gara.

Il documento è stato pensato nello specifico per i socio-educativi di Bologna ma può servire da spunto per i bandi di molti servizi educativi anche in altre città.

Qua sotto potete aprire e scaricare il documento in Pdf.

Proposta linee guida definitivo

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Qui lo puoi scaricare in pdf: manuale di autodifesa

Visita il link degli Operatori Sociali di Milano e hinterland http://operatorisociali.noblogs.org/

Manca ancora mezz’ora all’inizio dell’audizione e i rappresentanti delle associazioni degli educatori e dei pedagogisti vengono fatti accomodare in una sala davanti all’aula delle commissioni.
L’audizione verte sulla proposta di legge Iori che vuole mettere ordine alla giungla dei titoli di studio nel campo educativo. Dopo un incontro a fine Luglio con l’on. Iori, gli Educatori Uniti contro i tagli e la Rete ReNOS hanno potuto portare i loro contributi alla legge.
“Una volta a Montecitorio sono arrivate dopo pochi minuti l’on. Milena Santerini (Per l’Italia) e l’on Vanna Iori (PD) a darci il benvenuto. Come noi invitati all’audizione c’erano Agostino Basile dell’associazione PEDIAS, Mariangela Grassi per l’ANPE,  Alessandro Prisciandaro per l’APEI e Domenico Simeoni docente di pedagogia all’Università Cattolica di Brescia” racconta Stefania Tenan (EducatoriSenza Diritti di Monza e ReNos) “Con quest’ultimo abbiamo sin da subito iniziato a parlare del mondo educativo trovandoci in sintonia su diverse questioni. Ci siamo lasciati auspicando ad un possibile convegno nell’università di Brescia “
Simeoni ha sintetizzato il suo intervento andando al cuore della difficile questione che riguarda gli educatori laureati in classe 18 ( Lauree in scienze dell’Educazione e della Formazione) e degli educatori laureati in classe 2 (Lauree nelle professioni sanitarie e della riabilitazione), chiedendo che per gli educatori laureati in classe 18 che operano nei  “servizi di integrazione socio sanitaria per i quali sono previste competenze sia riferite all’ambito sanitario sia educativo si possano aprire delle possibilità di partecipare ai concorsi(…)”.
Salvatore Della Capa (Educatori Uniti contro i talgi e ReNOS) racconta che “l’arrivo a Montecitorio è una importante tappa di un lungo percorso nato circa un anno fa a Bologna”, dove lui per primo ha voluto fortemente lavorare sul tema del riconoscimento dei titoli di studio degli educatori, ma con una sottolineatura in più:
“Vogliamo che la legge Iori non dimentichi gli educatori senza titolo” ribadisce Della Capa durante l’intervento in aula. “Quello che si vuole evitare è che in un’identità professionale in costruzione si creino già due livelli distinti, un educatore di serie A e uno di serie B. Inoltre si vuole scongiurare un problema occupazionale di enorme portata”.
Sappiamo infatti che decine di migliaia di educatori lavorano da decenni senza laurea dato che, al tempo del loro inserimento lavorativo, non era presente nessuna condizione strettamente necessaria riguardo a titoli accademici e il bisogno di operatori sul territorio era alto. Oggi questi lavoratori, che hanno dato avvio a diversi servizi sui territori, acquisendo esperienza, competenza e avendo fatto del lavoro educativo la loro fonte di reddito, si trovano a rischio di non vedere riconosciuta formalmente la loro esperienza decennale e potenzialmente di poter essere lasciati senza lavoro.
“Vorremmo che nelle mansioni dell’educatore si rinforzi una mansione che già gli educatori svolgono ovvero quella del formatore”. Incalzato dalla presidente della commissione Della Capa conclude velocemente il suo intervento su un tema importante più volte affrontato durante gli incontri nazionali degli operatori sociali. Molto spesso agli operatori più anziani viene richiesta una sorta di tutoring nei confronti degli operatori più giovani. “Nella mia carriera lavorativa” esemplifica così Stefania Tenan “ho lavorato per circa dieci anni in un servizio in cui ho visto transitare molti colleghi alle prime armi. Con passione mi sono adoperata come potevo a trasmettere loro le mie competenze non senza fatica, però anzi vivendo momenti di difficoltà perché questo compito, richiestomi dalla mia coordinatrice, doveva essere svolto durante la normale giornata lavorativa. Mi riducevo a fare slalom tra le già molte cose da fare, senza nessun mandato formale e quindi con i conseguenti nervosismi delle altre colleghe che si trovavano a dover svolgere dei ‘pezzi’ di lavoro al posto mio mentre io ‘formavo’ le nuove colleghe.Ovviamente il tutto senza nessun tipo di riconoscimento economico.”
L’intervento di Mariangela Grassi (ANPE) propone essenzialmente di istituire l’ordine dei pedagogisti e l’ordine degli educatori, ritenendo la presente proposta di legge dannosa in quanto “creerebbe, se entrasse in vigore, più confusione di quella che c’è già”. Con gli albi le due figure sarebbero secondo l’Anpe “riconosciute, disciplinate e acquisterebbero delle garanzie in ambito professionale”.
Puntuali e meticolose le osservazioni riportate da Agostino Basile (Pedias) in riferimento a norme di legge e riferimenti erroneamente riportati nella proposta. Punta il dito anche sul poco spazio dato alla figura del pedagogista sin dalla prolusione. Viene chiesta da Pedias l’abolizione degli articoli 3,4,6 e 10 inerenti alle mansioni del pedagogista e dell’educatore dato che “vanno a delimitare gli ambiti applicativi del lavoro e renderebbero difficile il futuro professionale di ciascuno(…)qualora ci fosse la possibilità di lavorare in altri ambiti non descritti dalla legge”. Ultimo ad intervenire Prisciandaro (Apei) “una proposta di legge che aspettavamo da un ventennio”.
Un’audizione che a visto voci multiple confrontarsi sul tema della regolamentazione dell’educatore e del pedagogista e proporre soluzioni, aggiunte, variazioni alla proposta di legge 2656, da cui può dipendere molto del futuro di tali figure professionali.

 

Giovedì 15 ottobre alle 13,30 gli Educatori Uniti contro i tagli e la Rete Nazionale Operatori Sociali ReNOS saranno accolti in audizione dalla Commissione Parlamentare 7 (cultura, scienza e istruzione), riguardo alle legge 2656 Iori sulla professione dell’educatore e del pedagogista. L’audizione si svolgerà nell’aula delle Commissioni, a Palazzo Montecitorio a Roma.

La nostra posizione è ormai nota: apprezziamo la proposta di legge e la volontà di regolamentazione, anche relativa al percorso universitario, ma vogliamo portare il nostro contributo affinché tale legge non dimentichi gli educatori “senza titolo”, che da anni lavorano sul territorio, con competenze riconosciute e risultati effettivamente ottenuti. Questo per evitare che in un’identità professionale in costruzione si creino già due livelli distinti, un educatore di serie A e uno di serie B, per applicare finalmente un criterio meritocratico alla costruzione di tale identità e per scongiurare un problema occupazionale che potrebbe profilarsi enorme.

Andiamo dunque, su invito della stessa On. Iori, a dire la nostra in sede istituzionale, proponendo concretamente alcuni punti da aggiungere al testo di legge.

Educatori uniti contro i tagli

RENOS (Rete Nazionale Operatori Sociali

Negli ultimi mesi a Bologna gli Educatori Uniti contro i Tagli hanno portato avanti una mobilitazione molto urgente e attuale rispetto al riconoscimento della professionalità degli educatori senza titolo. Tale percorso, dopo essere passato per tappe significative, darà luce martedì 26 maggio ad un momento molto importante, ovvero ad un presidio sotto il palazzo della Regione Emilia Romagna, a Bologna in via Aldo Moro 50 dalle ore 9, durante l’assemblea del Consiglio Regionale, per fare pressioni affinché a tale tema venga finalmente dato il dovuto peso e la dovuta attenzione.

La Rete Nazionale degli Operatori Sociali Re.N.O.S. vuole comunicare il suo appoggio e il suo sostegno all’iniziativa di martedì, e alla campagna in generale, portata avanti fino a questo punto e si auspica, per un sempre maggior rispetto dei diritti del lavoratore e del cittadino e per un Welfare basato sull’equità e su livelli qualitativi alti, che percorsi di tale genere possano essere attivati anche in altre regioni d’Italia, fino ad allargare la questione ad un piano nazionale.

Rete Nazionale Operatori Sociali

Re.N.O.S.

SABATO 23 MAGGIO 2015
– ore 11:00 Inizio “Incontro con operatori/trici sociali del territorio”
– ore 11:00-11:20 Presentazione esperienza “Radio senza muri”
– ore 11:20-13:30 Restituzione dei questionari-inchiesta della Rete di Ancona e confronto tra operatori/trici del territorio
– ore 13:30-14:30 Pranzo autogestito
– ore 14:30 Inizio “6° Incontro Rete Nazionale Operatori Sociali”
– ore 14:30-14:50 Approvazione in assemblea plenaria dell’odg e aspetti organizzativi
– ore 14:50-16:20 Discussione punto 1 dell’odg “Quali proposte-azioni per l’attuazione della Piattaforma: a livello nazionale, riflettiamo sulla necessità o meno di portare la Piattaforma in Parlamento; a livello locale, riflettiamo sull’assunzione da parte delle varie realtà che compongono la Rete di due campagne: lavoro estivo e riconoscimento dei titoli”
– ore 16:20-17:00 Discussione punto 2 dell’odg “Proposte sul lavoro estivo”
– ore 17:00-17:40 Discussione punto 3 dell’odg “Proposte sul riconoscimento dei titoli”
– ore 17:40-18:00 Sintesi per punti delle proposte emerse in assemblea e chiusura dei lavori
– ore 18:00-20:00 Presentazione del libro “La rivolta del riso. Le frontiere del lavoro nelle imprese sociali tra pratiche di controllo e conflitti biopolitici” con Renato Curcio
– ore 20:30 Cena
DOMENICA 24 MAGGIO 2015
– ore 09:00 Inizio assemblea plenaria
– ore 09:00-09:30 Aspetti organizzativi
– ore 09:30-11:00 Discussione per tavoli di lavoro
– ore 11:00-13:00 Discussione in assemblea plenaria delle proposte-azioni emerse
– ore 13:00-13:30 Restituzione dei lavori e approvazione da parte dell’assemblea delle azioni da rendere operative nei territori
– ore 13:30 Chiusura dei lavori
N.B. per permettere uno svolgimento dell’assemblea scorrevole, ma soprattutto per arrivare ad approvare contenuti e aspetti particolarmente operativi, è auspicabile che ogni gruppo territoriale puntualizzi nel proprio intervento (che non dovrà superare i 5 minuti) proposte operative e azioni attuative inerentemente agli argomenti proposti nell’odg.
METODO DI LAVORO. Prevalentemente si effettueranno interventi in assemblea plenaria, fatta eccezione per la domenica mattina nella quale dalle ore 09:00 alle ore 11:00 si svolgerà un confronto in gruppi di lavoro, costituiti da operatori/trici dei diversi territori, che elaboreranno una sintesi delle diverse proposte-azioni emerse durante l’assemblea inerentemente all’argomento specifico del gruppo di lavoro. I gruppi potranno essere: gruppo 1, attuazione Piattaforma; gruppo 2, lavoro estivo; gruppo 3, riconoscimento dei titoli.
BUON LAVORO A TUTT* E A PRESTO.

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Il Comitato Indignato.o.s.s. di Venezia il giorno 25 Ottobre 2014 organizza il 5° incontro della Rete Nazionale Operatori Sociali presso il Centro Sociale Rivolta a Marghera Venezia.

Annunciamo questo importante evento organizzato dai lavoratori in lotta di tutta Italia, per sensibilizzare il nostro territorio e il territorio nazionale dei feroci tagli avvenuti al welfare negli ultimi anni.

Per ulteriori informazioni inerenti alla partecipazione all’evento contattare via Facebook e tramite email Morena, Lidia e Lara. comitatoindignatooss@gmail.com

Auspichiamo la presenza attiva di altre realtà di lotta del sociale colpite quanto noi.

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